Everyday life, Italiano, the F word

specchio specchio delle mie brame, chi è la piu’ bella del reame…

di: Rossella Forle’

Sabato sono andata al Frieze Art, la fiera che ogni anno ospita a Londra le gallerie d’arte piu’ famose e importanti al mondo. Felice di poter dedicare un pomeriggio a me stessa, mi sono regalata questo giro a Regent’s Park. Frieze é la versione artistica di Lollapalooza e di Glastonbury per la musica, riunisce gli artisti piu’ cool e conosciuti del momento, è un tripudio di fighe vestite ACNE e di artisti con le sneakers colorate. Mi piace il Frieze è un’esplosione di energia, colori e forme, ma il motivo che piu’ di tutti mi ha spinto quest’anno ad andarci  è poter ascoltare Vivienne Westwood. L’idea di sentir parlare dal vivo, una delle donne piu’ creative al mondo, un’attivista ambientale convinta, una fashion designer e una punk, tutto concentrato in una sola persona, mi entusiasmava.

tracy
Tracy Emin

foto 1    antonis pittas   giacca

Vivienne ha parlato dell’arte come elemento essenziale della cultura e di quanto, nonostante si tenti di rompere costantemente la tradizione, l’arte abbia bisogno di regole, senza le quali non è possibile creare.

Potrebbe sembrare una visione alquanto reazionaria, se penso che a parlare é una che il punk l’ha creato, e invece non fa una piega, si puo’ decontestualizzare, ricomporre e cambiare solo qualcosa che conosci, la conoscenza é funzionale all’evoluzione e alla creativita’ artistica, senza la conoscenza del passato, come lei stessa ha sottolineato, è impossibile comparare e analizzare, sia il presente che il futuro. Con la sua voce pacata ha spiegato, come a un branco di ragazzini delle medie, l’importanza dell’arte e la sua funzione sociale citando Matthew Arnold e la sua analisi, in epoca vittoriana, del rapporto tra cultura e anarchia. Spettacolare, l’ho amata, senza pose, senza discorsi troppo articolati, ha parlato del suo impegno come attivista ambientale, con estrema umilta’. Un mito!

vivienne

(Frieze Talk – Keynote Lecture Podcast: http://www.friezeprojects.org/index.php?/talks/player/keynote-lecture-vivienne-westwood/)

Queste sono le donne che mi hanno sempre affascinato! incisive, creative, piene di vita, lontane da ogni forma di autocelebrazione. In Vivienne Westwood come in  altre donne, impegnate nella lotta alla parita’ dei diritti sociali, ritrovo dei riferimenti, che credo stiano cambiando e trasfomandosi nuovamente.

Sono cresciuta con questa rabbia interiore costante, nei confronti della percezione che si ha della donna, e che noi abbiamo di noi stesse, e non mi riferisco alla volonta’ di valorizzarsi fisicamente che puo’ essere considerata anche una forma di amore, ma alla meno coraggiosa capacita’ di credere in noi come forza sociale. Cresciamo con l’idea di dover cedere il potere ad altri, con l’idea che è meglio farsi amare, che farsi rispettare per le proprie idee.

Oggi mentre prendevo il caffe in ufficio, la mia collega Fernanda  divertita mi raccontava dell’ultima conversazione avuta con la nonna su Skype dal Brasile, ovviamente orgogliosa dei suoi progressi tecnologici, mi faceva notare come, nonostante ormai pluriottantenne, le avesse suggerito di indossare sempre il rossetto rosso, perche’ agli uomini piace. Fa sorridere ed è bello che in una donna anziana ci sia ancora, quella voglia viva di piacere, ma fa tenerezza vedere quanto, nelle donne del passato, vi fosse la volonta’ di compiacere gli uomini costantemente.

Tornando a casa in bici, mi chiedevo se, nonostante la differenza tra le varie generazioni, non sia caduta anch’io in questo tranello.

Veniamo costantemente borbardate da immagini di donne che non appartengono alla realta’, una continua commercializzazione del corpo femminile che,  dalla pubblicita’ al fashion, sebbene facciamo finta di ignorare, ci condiziona quotidianamente.

Ma non solo le riviste, la moda, la musica anche i film ci bombardano ancora costantemente con l’immagine di una donna che, nella realta’ non esiste, ma solo il prodotto si fantasie sessuali maschili.

Laura Mulvey,  nel suo libro “Visual Pleasure and Narrative Cinema”, parlava di ” male gaze” per spiegare come il cinema per esempio, sia condizionato da una simbolismo comune, in cui la donna è sempre la protagonista passiva della storia, in opposizione alla figura attiva e intraprendente dell’uomo. Non solo i ruoli ma anche  lo sguardo della macchina da presa, corrispondono quasi sempre con il punto di vista maschile.

Quello che poi mi sconvolge di piu’ è come, anche cio’ che apparentemente dovrebbe essere indirizzato a un pubblico femminile, non è nient’altro che  una triste rivisitazione e riproposizione di stereotipi, che negli anni hanno svalutato e ridicolizzato lo stesso messaggio femminista. Prendiamo per esempio il personaggio della donna in carriera, frigida, senza scrupoli o quella super sexy, che usa il suo potere anche a letto.

Anche nella creazione di modelli pseudo femministi, ne usciamo sempre ridicolmente stereotipate, ancora il risultato di una fantasia sessuale maschile, da pornazzo di serie B. Stereotipi, a cui a volte cerchiamo di adeguarci, assumendo sembianze e modalita’ totalmente maschili, che non ci appartengono. Scambiando per parita’, l’emulazione dei lati peggiori della mascolinita’.

Sex and the City è un altro esempio. Carrie Bradshaw è diventata la nuova icona da topshop dell’emancipazione femminile. Quattro riccone di Manhattan, che passano il tempo bevendo drinks in locali alla moda che si scopano di tutto dal business man al cameriere di turno per vivere l’ebrezza di andare a letto con qualcuno che guadagna solo $6,00 l’ora, sono diventate simbolo di emancipazione per una generazione di donne.

Spesso si confonde l’indipendenza e la conquista di diritti, che ci vogliono alla pari non prevaricatrici, con il “fare cose da donne”. Siamo fortemente convinte che gli spazi di liberta’ conquistati, siano sufficienti e vediamo le donne islamiche come le uniche che a devono ancora lottare per la propria indipendenza sociale, culturale ed economica.

Ma siamo sicure che da donne occidentali, possiamo dichiararci assolutamente alla pari con i nostri amici uomini ?

Se consideriamo che in Europa e negli Stati Uniti i salari  delle donne sono ancora inferiori  del 20% a quelli maschili e non abbiamo ancora il diritto di scegliere liberamente quando poter fare un figlio, perche’ potrebbe compromettere il lavoro e la carriera, siamo davvero sicure di poter parlare di pari opportunita’ di vita?

Verso i 15 anni io e le mie amiche mettemmo su una band femminile, mi tagliai i capelli corti, comprai solo abiti usati, andavo in giro con i jeans bucati e maglioni larghi.  Ero convinta che se fossi riuscita a nascondere la mia figura, mi sarei guadagnata il rispetto per quello che pensavo e non per quello che indossavo.  Eravamo in tante ad esserne convinte, fu una sorta di rivisitazione foggiana, della scena Riot americana; scena musicale underground, nata negli anni ’90 negli Stati Uniti, che univa gruppi femminili punk rock.

Bikini Kill, Bratmobile, Babies in Toyland ecc… crearono un’ondata musicale e ideologica nuova, una visione contemporanea del femminismo. Si rifiutarono di lavorare per le corporate musicali, professavano l’indipendenza da modelli constatemente imposti dal marketing piu’ sfrenato, che ci vuole tutte alla moda, bionde e magrissime.

Far parte di un band femminile, anche se non ero granche’, mi faceva sentire viva. Suonavamo nel garage della mia amica Francesca, con il microfono attaccato con il nastro adesivo alla bacinella e usavamo gli assorbenti esterni da notte, come sordina del rullante. Fare gruppo al femminile era divertente, parlavamo di musica, di libri, creavamo. Ricordo ancora i pomeriggi d’inverno sul motorino, per raggiungere il garage, mi facevo circa 10 km sulla provinciale, con l’amplificatore di Valeria tra le gambe, Valeria dietro e il freddo in faccia.

slut 

Bratmobile

I miei modelli in quegli anni erano figure di donne forti con la capacita’ di essere belle senza compiacere, come Kim Gordon o sexy non perche’ asservite a un modello imposto, come Debbie Harris e intense come Elsa Morante.

Come ragazzina prima e donna poi, ho sempre lottato contro una visione alterata della donna.

Fu in questa fase di ricerca di me stessa e nel tentativo di capirci qualcosa di piu’ del rapporto con mia madre, che lessi  ” Mother Daughter Revolution”. Il libro racconta della prima wave femminista anni ’70, soffermandosi sulla relazione mamma- figlia, della pressione costante esercitata dalla madri sulla figlie, forzandole ad essere spesso quello che loro avrebbero voluto essere, in un vano e doloroso tentativo di miglioramento della specie, facendole in realta’ sentire solo inadeguate, come se nulla fosse mai abbastanza.

Non in tutto, ma un po’ rividi me stessa e mia madre, nel suo maldestro tentativo di impormi visioni del mondo che non mi appartenevano, con questa  sua costante pressione ad essere brava, la migliore della classe prima, e poi con la rottura sulla scelta del fidanzato, uno che praticamente andasse bene a lei, e in successione per carriera, matrimonio e figli.

Non ho fatto niente di tutto questo, sono felice di quello che faccio, non voglio sposarmi e chissa’ forse un giorno mi riprodurro’. E ancora oggi quando ne parlo, mi rendo conto che la colpa non è solo sua, ma di come è stata condizionata dall’ambiente esterno, che probabilmente non le ha permesso di realizzare quello che davvero desiderava.

Quando penso a questo, mi viene spesso in mente una canzone dei Sonic Youth “Little Trouble girl” che parla di avere il coraggio di mostrare quella parte di te stessa che non è abbastanza, senza sforzarti di essere necessariamente una brava ragazza. Accettarsi per quello che si è, con difetti e paranoie.

Per questo sono sempre piu’ convinta che ognuna di noi abbia la responsabilita’ di lottare per fare in modo che la propria imperfetta personalita’, venga fuori.

Privandosi di quest’inutile ansia per  il raggiungimento della perfezione come donna, amante, professionista e mamma. Liberandosi da questo odioso specchio che ci confermi ogni giorno se siamo o meno, le piu’ belle del reame.

If you want me to

I will be the one

That is always good

And you’ll love me too

But you’ll never know

What I feel inside

That’ I’m really bad

Little trouble girl

IMG_4272 (1)
Photo: Mattias Pettersson

 

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