God saves the cyclists!


di Rossella Forle’ – click here for English version

Andare in bici è un atto rivoluzionario.

I vantaggi ovviamente sono innumerevoli e li conosciamo tutti, a parte preservare l’ambiente da inutili emissioni di C02, è un ottimo esercizio , riduce lo stress e fa bene al conto in banca. Quindi ok fin qui ci siamo tutti, tutti d’accordo!

Tornata a Londra dopo sette anni, ho notato come, oltre al proliferare di birre artigianali, caffe indipendenti, barbe e ragazze con la sopracciglie doppie come Frida Khalo con le scarpe argentate, la bici sia  diventata di super moda, pare che al momento non sia piu’ in voga come quattro anni fa, ma continui ad essere un trend in crescita.

Se non hai la bici e vivi a east London, è  un po’ come essere un puffo senza il cappello bianco, non nell’accezione massonica, come sosteneva Antonio Soro. Ma insomma  sei out, uncool!

Ottima moda direi, meglio sicuramente delle pasticche negli anni ’90. Credo sia la stessa generazione, che oggi sta diventando vegetariana, vegana, fruttariana per salvarsi il culo e non morire prima dei 60.

Da biciclettara ormai convinta, posso stilare la classifica dei ciclisti londinesi, li vedo e li vivo tutti i giorni e alla fine volente o nolente, faccio parte della categoria:

il super jerk –  lui è quello che della bici ne ha fatto una ragione di vita. La sua bici costa quasi come la porsche che gli si è fermata di fianco al rosso. L’ha costruita un altro barbuto come lui, che dopo 20 anni come art Director per Saatchi & Saatchi, ha deciso di ritirarsi a vita privata, nelle campagne danesi. Di bici come la sua ne costruisce quattro all’anno.

Il super jerk ha uno stile invidiabile, è  fisicato, i suoi leggins sono perfetti, indossa costantemente le sue scarpette con tacchetti, anche al pub.

il-ciclista-fissato-urbano

È sempre circondato da ciclisti come lui, parlano delle loro performance che misurano quotidianamente con un App,  Strava e Cycle Hire le piu’ comuni. Lui non pedala, corre, lo senti silenzioso mentre ti supera sulla pista cliclabile, come uno squalo nell’oceano. Ogni giorno una sfida, è come se corresse il Tour de France, anche quando va a lavoro. Ha polpacci grossi come noci di cocco sempre scoperti, anche quando fuori piove.

Il ciclista della settimana ( l’opposto del ciclista della domenica) –  è  quello che prende la bici solo per andare a lavoro. Non si cambia, pedala con la giacca e i pantaloni da ufficio, stretti alle caviglie da molle gialle fosforescenti. Lo vedi anche con la bici in affitto della Barclay. È sempre stressato, sembra sempre in ritardo, è la versione in bici, dell’impiegato con la Punto nel traffico romano.

barcklay bike

il Mamil – (middle-aged men in Lycra)  come lo definiscono in Inghilterra. È sui 50, in carriera, capo del settore Financial di una corporate, sposato con figli ormai grandi. Gli hanno detto che non ha piu’ il fisico di una volta e ha messo su la panza, inoltre l’amico medico gli ha consigliato di mangiare meno grassi e controllare i trigliceridi. Cosi’ lui sceglie di cambiare vita,  va’ da Evans e si affida al commesso  ( che chiameremo Louis). Ovviamente Louis, gli consigliera’ la bici piu’ cara del negozio, gli fara’ acquistare il set da ciclista piu’ costoso che c’ è,  e gli dira’ che la lycra, è l’unico tessuto da indossare, in qualsiasi periodo dell’anno. Con le commissioni di questa vendita Louis andra’ in vacanza a Ibiza.

mamil

La mamma in bici: la mamma in bici è una delle mie preferite, secondo me dovrebbe essere considerata una specie protetta, come il panda gigante. Ha sempre una bici enorme, pesante, piena di borse, con il seggiolino annesso grande e grosso come la sua bici. Con la pioggia o con la neve, lei accompagna il bimbo all’asilo in bici. Le piu’ stoiche poi, sono quelle con il trolley con due bimbi dentro e la bandierina in cima, che trascinano senza fiato come un riscio’. Insomma una benefattrice dell’umanita’.

mom on bike

La ciclista artista – lei e’ un po’ bohemian, va’ in giro con la bici di seconda mano comprata dall’amica che  dopo anni di Londra, ha deciso di seguire un corso come insegnante di yoga in India,  o al mercato di Broadway market. Sostenitrice dell’usato e della raccolta differenziata, vegetaria spesso vegana. Lei non indossa il casco ma un cappello alla francese, va’ lenta non curante del tempo che passa. La puoi incontrare  la domenica mattina, al mercato dei fiori di Columbian Road.
bohemian girl                       bohemian cicluyst

Il dandy: ha il baffo, i pantaloni corti alla caviglia, con calzini colorati ama le scarpe retro’, ha la borsa retro’ è tutto retro’, anche la sua bici ovviamente lo è. Sembra la personificazione di una cartolina di inizio secolo. La bici è l’unico mezzo che usa, dopo Uber.

dandy on the bike with mustaches

Il freestyler: è  quello con la bici piccola, la BMX anni 80, quella  che si pedala in piedi. Lui non pedala fa acrobazie sull’asfalto, la versione in bicicletta dello skater. Forse è anche skater. Se  te lo ritrovi davanti  è una palla assurda, perche’ il suo obiettivo è il fottuto trick. Lui non pedala sgomma!

guy on bmx

Il bromton man: è quello che usa la bici pieghevole per intenderci. Sa di essere una persona intelligente, spesso è  un architetto, pratico, vive in Essex o in campagna appena fuori Londra. Se malauguratamente incrocia qualcuno nell’ overground, con una bici di dimensioni normali, lo guardera’ con superiorita’, come se avesse di fronte l’uomo di Neanderthal. È  un uomo contemporaneo, evoluto e lo sa.

bromtom man

The kid: lo incontri tra le Council Houses da Homerton a Brixton o in qualsiasi altro contesto che ricorda un ghetto, usa anche lui la Barclay bike ma per diverse ragioni. Gli piace impennare nel mezzo della strada o nei parchi di quartiere. Va’ in giro in tuta grigia con il cappuccio, la versione estrema indossa le ciabatte della Nike con le calze di spugna bianche, si muove solo in gruppo.

E poi ci sono io, non so in quale categoria potrei inserirmi,  sono a meta’ tra mia madre nel traffico e la liceale sul liberty 50 col bauletto. Sono sempre vestita nel modo sbagliato, troppo vestita quando fa caldo, troppo leggera quando fa freddo, uso il casco ogni tanto. La mia bici è la versione contemporanea della Graziella con il cestino, pedalo con i tacchi, la gonna o le zeppe,  che distruggo quotidianamente . Ho paura di passare tra le macchine, ogni volta che lo faccio sento che la morte è vicina, non rispetto i semafori pedonali e impreco in dialetto foggiano all’occorrenza.

 

 

 

 

 

Come ho trovato lavoro a Londra


Dopo anni di stage non pagati, contratti di lavoro a partita IVA, lavori da freelance pagati male e sempre con mesi e mesi di ritardo dopo email e telefonate minatorie, ho deciso di lasciare il mio paese. Non mi sento una vittima del sistema, ma semplicemente una con poca pazienza e tanta voglia di fare e considerando che non ci si puo’ considerare giovani fino a 40 anni, ho deciso di cercare lavoro a Londra.

La piccola fiammiferaia 

Londra l’ho vissuta  prima da studentessa e da cameriera/commessa, dopo una laurea in Scienze della Comunicazione in Italia. Un Master puo’ essere infatti, un’ottima opportunita’ per imparare, migliorare il proprio inglese acquisendo un linguaggio tecnico nell’ambito che piu’ interessa, ma anche un modo per fare network e connettersi con la propria industria di riferimento. I master, io ho frequentato LCC (London College of Communication) solitamente sono ben strutturati, forniscono competenze pratiche, spendibili in ambito professionale e le Universita’ mettono sempre a disposizione contatti e offerte di internship o collaborazioni part time, con le aziende. Non aspettattarti grandi guadagni, anzi spesso l’internship prevede solo una copertura delle spese per spostamenti e cibo. Quindi un lavoro che ti supporti, anche part time, è d’obbligo a meno che non hai mamma e papa’, nonni o zii che ti sposorizzano.

studentessa povera

La ragazza con la valigia

Da adulti l’approccio con il mondo lavorativo è ben diverso, quindi mettiamo che decidi di spostarti qui a Londra verso i 30 anni, la situazione è bella tosta. Innazitutto la dose di coraggio è sicuramente maggiore, quindi complimenti,  perche’ stai combattendo con aspettative personali e tutta una serie di pressioni sociali che a vent’anni non hai. Soprattutto se in Italia il lavoro a 1500 euro al mese ce l’avevi gia’, ma probabilmente non ti soddisfaceva. Hai un sogno che vorresti realizzare e hai gia’ provato mille strade, ma ti è risultato troppo difficile farlo a Roma.

Ragazzaconlavaligia
La ragazza con la valigia – film del 1961 diretto da Valerio Zurlini con la stupenda Claudia Cardinale

In questo caso ricorda, ma lo saprai gia’, Londra è cara e sei venuta qui per cambiare la tua vita in meglio e non in peggio. Quindi evita di cercare lavoro nel caffe’, anche se non parli bene in inglese, sfrutta la tua lingua madre, che è da considerarsi una valore aggiunto e non un ostacolo. Esistono milioni di aziende soprattutto in sales, marketing e eventi  che cercano madre lingua italiani. A parte poi le mille aziende di fashion e  interior design italiane con sedi a Londra, da Armani in giu’, la scelta  è ampia.

Non ti accontentare, mai!

La mia esperienza è circoscritta a comunicazione, marketing e media. Quindi mi sono affidata inizialmente alle agenzie di recruitment specializzate nel settore. I Job center delle Town Hall locali non sono da prendere molto in considerazione, offrono solo lavori di merda.

Qui un paio di quelle che credo siano le migliori per cercare lavori in comunicazione:

http://www.weareaspire.com/

http://www.manu-forti.co.uk/

Inserendo poi su Google le parole giuste, ne troverai tantissime.

Le agenzie funzionano abbastanza bene, hanno tutto l’interesse a trovare l’offerta di lavoro vicina al tuo CV o aspettative, prendono una piccola percentuale sul tuo stipendio, quindi vogliono che tu possa essere contento e trovare lavoro facilmente.

Non limitarti ad accettare la prima offerta economica che ti si presenta, puoi sempre trovare chi puo’ offrirti di piu’, se sei sicuro delle tue capacita’ e della tua esperienza, non avere paura a rilanciare.

Analizza il tuo valore sul mercato, nel mio caso ad esempio non avrei mai potuto accettare qualcosa che fosse al di sotto dei 30/ 33K all’anno.

La ricerca del lavoro è faticosa, ma se arrivi con le idee chiare, non è difficile trovare quello che piace. Non c’e’ bisogno di avere l’amico del papa’ in politica, ne’ tantomeno leccare il culo all’assistente del professore all’Universita’, per una collaborazione di 6 mesi a 500euro al mese, pero’ fare network è importante.

In Inghilterra il concetto di raccomandazione non esiste, ma esiste la reference, è importante sapersi relazionare negli ambienti lavorativi. Qualsiasi lavoro tu possa fare, non andare via sbattendo la porta, cerca sempre di lasciarti dientro buoni rapporti.

La nuova azienda richiedera’ sempre una lettera di referenza dalla precedente, in realta’  minimo due lettere, quindi mantieni  sempre ottimi rapporti con il tuo ex boss. Essere educati e gentili non è una  debolezza, ma una forza che spesso molti dimenticano.

Sii curioso, parla con gli amici degli amici che sono qui a Londra da tempo e se incontri qualcuno che lavora nell’ambiente di tuo interesse, non aver paura a chiedere informazioni o suggerimenti.

Spero  che i miei suggerimenti, ti possano essere d’aiuto.

Good luck!!!!

 

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10 things to know about Italian women in London


by: Rossella Forle’

I know I know this type of posts are usually full of common opinions about a specific category of people or nationality, well this post is not so different.

I don’t want to offend any Italian women who live here in London, any references to people and events is completely random, but after years of observation, focus groups and conversations I can say the following:

1.The Italian  women did not get totally drunk  – we love good wine and Prosecco, we can down 3 bottles between three of us in less than a couple of hours, but you will never see an Italian woman completely drunk without shoes or vomiting in the street, perhaps demeanor or because we find it a bit outdated, but get drunk to nearly get to the alcohol coma or loose human dignity, it’s not for us.

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2. She spends most of her money on food – you know London is not  well known for great food, but lately the fashion hipster food and organic coffee has improved the situation around. Despite the multitude and variety of cuisines from all  around the world in the capital, most of us eat and believes that only the Italian food, is the only one worthy of being considered as real food. The Italian spends nearly half of her salary in food. They would sell your right hand to buy the Mulino Bianco biscuits, the Gentilini, the tomato sauce Cirio  and pasta DeCecco … and then let’s face the truth, would be a sacrilege scratch cheddar cheese on pasta.

3. The rest … in clothes and shoes – you can recognize an Italian in any context you are in, she will be the most trendy or often the more traditionally respectful of styles and fashions, including those not fully relate to her  cultural background. If we have to be punk, we will be the most traditional punk around, if we’re hipster, we will be the most respectful of hipster style of the planet. Generally the Italian are shopping everywhere from Topshop to Primark, to New Bond Street. They do not overdo anything, we are respectful of the trends and fashion, never too much like English girls, never too casual like Spanish. Dressing randomly, it is not contemplated in the Italian vocabulary, she will always wear a line of eye liner and match her shirt with shoes, even if she has to go to buy milk to Tesco.

hipster                                    ragazza alla moda
4. they always complain about Italian men – you can recognize an Italian girl because at the first sign of appreciation of the Mediterranean man by British, American or French women “Oh Italian men are so sexxxyyyy” the Italian shakes her head and starts to underline the absolute irresponsibility and unreliability of our men, providing documented evidence on the subject and rounding off with stuff like “At the end of the day not all of them are so good in bed.”

raul                           italian macho

5. They work so much and hate the other Italian at work – the Italian arrive in London with such a desire to work and career that are tireless. In every situation you can meet them, they work a lot, often capable women but bitches with other women just like in Italy. Thy fear and hate competition, especially with another Italian.

6. They ALWAYS come back to Italy at Christmas and in the Summer – the Italian woman has already booked the Christmas holiday on the 5th August. In December she is doing Christmas shopping for everyone, for the nephew of her ex colleague to the cat’s friend of the aunt’s neighbor . In the summer, then, thinking that an Italian can settle of the English see, it’s impossible like see the Rolling Stones play at the festival of pork in Ariccia! There is nothing, no work, love or cataclysm that takes them here, the Italian in August returns home, often to the south because ‘you know’ the beautiful sea is only from Puglia to Sicily.

cala-mariolu

 

7. When it comes to fashion and food of course boast of their Italian roots is must – we can speak evil of politics, employment status and  Italian men, but we are so proud of food, art and fashion, that McQueen is considered as a poor man who dress women like shit.

8. They talk, talk, talk often loudly – the Italian, though with a heavy Italian accent, learn to speak English because it would be impossible for them not to talk. We talk about everything, always and loudly

9. We know ALL  each other- whatever their origin from Milan to Palermo, here in London we all know each other, we will always know the friend of a friend boyfriend’s cousin from Bologna, that went to University with the sister’s of our best gay friend. Although in the same condition of emigrant abroad there will be, even here the emigrant  from South Italy and the emigrant from North Italy. You will always find the Milanese or Florentine girl asking with a bit of snobbish attitude ” are you from Naples ? ” and looking at  you like a plastic shoes in the Via Sannio market. If your answer is “no, I’m from Foggia” while saying “ah ok”, she is almost holding a keck.

10. We will always complain about cold and rain – No matter how many years living in London at the beginning of November and the first winter rains she will complain  about cold and rain, with anyone from the guy at the cafe next the office, to the taxi driver . The question “how is the weather in Italy ?” is the beginning of any kind of telephone conversation or chatting on whatsapp with her mother, her friends and customer service operator of easyJet. Even the most cosmopolitan girl has the weather app sets on temperatures of London, Bari and New York.

I love my country and all the Italian immigrants like me!

bandiera italiana

Special thanks to Flavio, the most lovely English/ Italian man I know!

 

10 cose da sapere sulle italiane a Londra


di: Rossella Forle’ – click here for the English version

Lo so lo so  questo tipo di post sono solitamente pieni di luoghi comuni e cazzate su una categoria o una nazionalita’, questo non è molto diverso.

Non me ne vogliano le donne italiane che vivono qui a Londra, ogni riferimento a fatti e persone è assolutamente casuale, ma dopo anni di osservazioni, focus group e conversazioni ho potutto notare quanto segue:

  1. Le italiane non si ubriacano da far schifo – amiamo il buon vino e il Prosecco, di cui possiamo scolarci anche 3 bottiglie in tre in meno di un paio d’ore, ma l’italiana DOC non la vedrai mai ubriaca senza scarpe o vomitante per strada, forse per contegno o perche’ lo troviamo fuori moda, ma sfondarci fino a raggiungere quasi il coma etilico, non ci appartiene.

ragazza-ubriaca-panchina

2. Spende quasi tutti i suoi soldi in cibo – Londra si sa non è certo famosa per il cibo, anche se ultimamente la moda hipster del cibo e del caffe organico, ha migliorato la situazione in giro. Nonostante pero’ la moltitudine e varieta’ di cucine di tutto il mondo presenti nella capitale, la maggior parte di noi  mangia e crede, che solo il cibo italiano sia l’unico degno di essere considerato tale. L’italiana spende quasi meta’ del suo stipendio in cibo, pur di indebitarsi con il pizzicagnolo, compra anche qui gli abbracci del Mulino Bianco, i Gentilini, la passata Cirio e la pasta deCecco… e poi diciamoci la verita’, sarebbe un sacrilegio grattare sulla pasta il cheddar cheese.

3. Il resto in vestiti e scarpe… – l’italiana la riconosci perche’ in qualsiasi contesto si trovi, sara’ quella piu’ trendy o spesso quella piu’ tradizionalmente rispettosa di stili e mode anche quelle che non appartenengono pienamente al suo background culturale. Se siamo punk lo siamo piu’ della peggio punk londinese, se siamo hipster siamo le piu’ hipster, delle hipster del pianeta. Generalmente le italiane le trovi a fare shopping dappertutto da Topshop al Primark, passando per New Bond street. Non esageriamo mai, siamo rispettose del trend  e della moda, mai troppo accessoriate come le inglesi, ne’ troppo casual come le spagnole. Vestirsi a caso poi, nel vocabolario dell’italiana, non e’ contemplato, una linea di eye liner e la maglietta abbinata alle scarpe, ce la mettiamo anche per andare a comprare il latte al Tesco.

hipster                        ragazza alla moda
4. Si lamentano sempre degli uomini italiani –  l’italiana la riconosci perche’ al primo accenno di apprezzamento dell’ uomo mediterraneo da parte di inglesi, americane o francesi ” Oh Italian men are so sexxxyyyy”  l’italiana scuote il capo e inizia uno sproloquio volto a sottolineare l’assoluta irresponsabilita’ e inaffidabilita’ del maschio nostrano, fornendo testimonianze documentate sull’argomento e concludendo il tutto con frasi  del tipo

” che poi  non sono tutti cosi’ bravi a letto”.
raul                       macho

5. Lavorano tanto e odiano le altre italiane sul lavoro – le italiane arrivano a Londra con una tale voglia di lavoro e carriera che sono instancabili. In tutti gli ambienti tu possa incontrarle, lavorano piu’ di tutte, spesso  brave e capaci ma  stronze con le altre donne esattamente come in Italia, temiamo e odiamo la concorrenza, soprattutto se si tratta di un’altra italiana.

6. Tornano SEMPRE in Italia a Natale e d’Estate –  l’italiana ha gia’ prenotato le vacanze di Natale il 5 Agosto, a dicembre  sta facendo shopping  natalizio per tutti, dal nipote di terzo grado, al gatto dell’amica della vicina della zia. D’estate poi, pensare che un’italiana possa accontentarsi del mare inglese sarebbe come vedere i Rolling Stone suonare alla sagra della porchetta ad Ariccia, impossibile! Non vi è niente, nessun lavoro, amore o cataclisma che tenga, l’italiana ad agosto torna a casa, spesso al sud perche’ si sa’ il mare bello si trova solo dalla Puglia in giu’.

cala-mariolu

7. Se si parla di moda e cibo ovviamente vantarsi delle proprie origini è quasi d’obbligo –  possiamo parlare male della politica, della condizione lavorativa e degli uomini italiani, ma su cibo, arte e moda  siamo talmente orgogliose delle nostre origini, che McQueen viene considerato un poveraccio che fa vestiti di merda.

8. Parlano, parlano, parlano spesso a voce alta –   l’italiana, seppur con un accento pesantemente italiano, impara a parlare inglese perche’ le risulterebbe impossibile non parlare. Parliamo di tutto, sempre e a voce alta

9. Ci conosciamo TUTTE –  qualsiasi sia la loro provenienza da Milano a Palermo, qui a Londra si conoscono tutte, parlando troveranno sempre l’amica del fidanzato della cugina di Bologna, che ha fatto l’Universita’ con la sorella del miglior amico gay. Sebbene nella stessa condizione di emigrante all’estero ci sara’ anche qui l’emigrante del sud e quella del nord. La milanese o la fiorentina che chiede con fare un po’ snob ” ma sei di Napoli?” guardandoti come una scarpa di plastica del mercato di via Sannio, ci sara’ sempre. Se poi la tua risposta è ” no, sono di Foggia” mentre dice” ah ecco”, sta quasi trattenendo un conato di vomito.

10. Si lamenta del freddo e della pioggia – Non importa da quanti anni viva a Londra, all’inizio di novembre e alle prime piogge invernali si lamentera’ sempre del freddo con chiunque dal ragazzo al cafe’ sotto l’ufficio, al taxi driver. La domanda ” che tempo fa in italia” è l’inizio di qualsiasi tipo di conversazione telefonica o chat su whatsapp con la mamma, le amiche e  con l’operatrice del servizio clienti della easyJet. Anche la piu’ cosmopolita avra’ l’app meteo del telefono  settata sulle temperature di Londra, Bari e New York.

Amo il mio paese e tutte le emigranti italiane come me!

bandiera italiana

 

Nel mio prossimo post, alcuni consigli su come cercare lavoro a Londra, che non sia come cameriere.

Love is the answer …


di: Rossella Forle’

Questa mattina quasi inconsapevolmente ho scelto di ascoltare ” Time to wake up” dei la Femme, mentre venivo a lavoro e ripensavo alla lettera scritta da quell’uomo che ha perso la sua compagna nell’attentato di venerdi scorso e lascia un bimbo di 17 mesi. Antoine nella sua lettera diceva”Certo lo meritereste ma rispondere all’odio con la collera sarebbe cedere alla stessa ignoranza che vi ha resi ciò che siete” e  ribadiva che i terroristi non avranno mai il suo odio e quello di suo figlio.

Una reazione molto piu’ sensata rispetto alla fogna di islamofobia e razzismo, che ha dominato le pagine di giornali, social media e programmi tv, in questi ultimi giorni.

Abbiamo sentito tutti in modo diverso la necessita’ di manifestare la nostra opinine in merito, per egocentrismo, condivisione o per affermare una posizione politica, dettata da paura, rabbia, tristezza o dolore.

Solitamente diffido da chi da’ lezioni di geopolitca nei suoi post su facebook, come di chi fa immediatamente riferimento a complotti internazioniali. Il terrorismo è da sempre una reazione violenta a un potere dominante, ovviamente ingiusto e intollerabile. Lo è stato l’ETA in Spagna, l’IRA in Irlanda, i NAR  e le Brigate Rosse in Italia. non sono un’esperta  di politica estera, quindi da persona mediamente informata credo come tutti del resto che, i bombardamenti sulla Siria e l’occupazione reiterata dei territori mediorientali per fini economici da piu di 14 anni, siano la causa di una reazione cosi’ terribile. Ma credo fermamente nella pace e ho fiducia nella gente, è ovvio che ci sentiamo tutti vulnerabili e crediamo tutti che domani un uomo con un AK- 27  possa irrompere in ufficio o nel supermercato e uccidere tutti senza distinzione, potrebbe succedere a Londra come a Roma, come a Madrid, ma certo non possiamo smettere di vivere, anche perche’ la probabilita’ di essere coinvolti in un attentato, è pari a quella di morire in un incidente aereo.

La paura non aiuta e il terrorismo si ciba di questo.

Paura che le destre europee dall’Italia alla Svezia, stanno usando per fare proseliti e accrescere l’odio razziale, per fini assolutamente politici.

Ovviamente non mi riferisco ai fascisti da facebook, con il saluto romano sulla foto dietro la bandiera della Francia, ma ai piu’ blasonati giornalisti che si appellano, pur di avvallare le loro opinioni piene di terrore, alle altrettanto islamofobiche profezie della Fallaci, una giornalista che giustificava la guerra in nome della difesa dei valori occidentali che parlo’ di Noi e Loro, in un libro raccapriciante, quasi come il Mein Kampf.

Ma sopporto poco anche i militarizzati di sinistra o quelli che peggio ancora si definiscono comunisti , che come la destra strumentalizzano la morte a sostegno della becera propaganda politica, blaterando una sorta di cinico e insensibile ” se lo sono meritato “, sminuendo a un giorno dalla morte, le vite di 129 persone, tirando in ballo oltre a documentate informazioni storiche, leggi karmiche e principi della dinamica.

Lo sappiamo tutti quanto la politica miope della destra francese ora e il reiterato razzismo nei confronti dei francesi di origina magrebina in Francia, abbia creato un terreno fertile per organizzazioni come ISIS, nel reclutare deboli, disadattati, pronti a farsi saltare in aria, che pero’ rappresentano meno dell’1 % della comunita’ musulmana mondiale. Questo non giustifica un cazzo, ma soprattutto mi sembra irrispettoso nei confronti di chi, ha appena riconosciuto il corpo della figlia fatta fuori con un fucile a pompa, ad un concerto rock, cavalcare l’onda per manifestare il proprio odio contro la politica imperialista americana ed europea.

Da sinistrodi proviamo poi a non commettere l’errore di condannare solo la scellerata politica europea e statunitense, dimenticando che per i siriani e gli iraqueni stessi,  l’ISIL e’ uno schifo, una cieca dittatura, come lo fu per noi il fascismo, il nazimo e il comunismo.

L’abnegazione per una fede di qualsiasi natura sia essa religiosa o politica, di destra e di sinistra, liberista o socialista, è pericolosa, crea divisioni, contrasti da sempre all’origine delle guerre.

Parlateci davvero con i vostri amici musulmani, provando a mettere da parte l’autoflagellazione da occidentale ipocrita, infarcita di finto buonismo. Perche’ soprattutto in Italia, diciamoci la verita’ non credo si possa parlare di societa’ multietnica supportata da una reale integrazione culturale, l’unico musulmano che la maggior parte conosce è il ragazzo che vende il kebab sotto casa o la baby sitter, con cui nessuno si è mai relazionato realmente, ma che siamo bravi a ricordare quando si parla di uguaglianza e tolleranza.

Quello che realmente un siriano o un iraqueno pensano dell’IS non lo sappiamo, lo supponiamo.

Parlavo con Romajissa una architetta algerina che ho incontrato a Singapore due settimane fa per lavoro, che indossa la hijab per coprire i suoi capelli, bellissima e truccatissima, commentavamo la tragedia dell’aereo russo, caduto in Egitto per una bomba pochi giorni prima e lei mi parlava di quanto fosse preoccupata dell’avanzamento dell’IS in Medio Oriente. Lei come altri  musulmani, non credono che l’ISIS sia solo il prodotto delle politiche schifose dell’europa, ma che vi sia una responsabilita’ dei musulmani in primis, nel condannarne la violenza che ha colpito non solo l’Europa ma Boko Haran, Beirut e Bagdad negli ultimi tempi.

Sono contraria ad ogni forma di violenza, sebbene il mio post sia un sermone contro questo e contro quello.

Personalmente credo sia responsabilita’ di tutti manifestare il proprio dissenso nei confronti di tutte le guerre, politiche, economiche e di religione, scevri dall’appartenenza a questo o quel partito, con umanita’.

Mai come oggi, credo che  il pacifismo sia assolutamente attuale e non una roba da hippies romantici.

 

Love is the answer

 

peace for virginity

 

Rossella Forle’ as mermaid in the city