mermaid è andata a Copenaghen


di: Rossella Forle’

Copenaghen è esattamente come immaginavo stupenda, intima e cosmopolita.

Non appena fuori dalla stazione di Copenaghen sono stata invasa dalla sua bellezza. Temendone il freddo, sono arrivata come Toto a Milano, vestita quasi da neve ma senza colbacco.

Mi ha immediatamente ricordato Amsterdam, non solo per la quantita’ di bici in giro, ma anche per la deliziosa bellezza delle sue strade e delle sue case. A Natale poi è incantevole, tutte le finestre sono delicatamente decorate con stelle di natale e candele, creando un’atmosfera piena di calore.

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Tivoli Gardens, le giostre al centro della citta’ a Natale si rivestono di luci e colori. Non sono mai stata una grande fan delle giostre ma questo parco di divertimenti vale davvero la pena. Sembra di entrare nel paese di Babbo Natale, come lo avrei immaginato a quattro anni. Luci rosse, piccole stradine piene di dolci e giostre di ogni tipo. Un giro sulla ruota panoramica di sera lo consiglio, il freddo taglia la faccia ma poter vedere la citta’ e i Tivoli gardens illuminati è stupefacente.

Tivoli

Anche Copenaghen, come molte capitali europee, ha subito in alcune aree una sorta di gentrificazione, che ha contribuito a rivalutare alcune zone precedentemente dimenticate, perche’ pericolose e poco attraenti. In questo caso un semplice mercato della carne nella zona industriale, è stato trasformato in una delle zone piu’ trendy della citta’. Il Meatpacking District è alle spalle della stazione centrale, pieno di ristoranti e bars. Qui è possibile sperimentare diversi tipi di cucine, dai ristoranti noise to tail, a opzioni piu’ tradizionali come il Warpigs il ristorante della Mekkeler brewery, passando per  una piu’ sofisticata fusion tra cucina danese e mediterranea dove il pesce la fa da padrone del Pate’Pate’, il mio preferito.

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Dopo una cena deliziosa, Christiania  è la zona che ho visitato nella mia prima sera a Copenaghen, molti ne conoscono la storia. Nasce negli anni ’70 come zona semi autogestita nel cuore della citta’; un iniziale esperimento voluto da un gruppo di hippies, che decisero di riabitare una vecchia base  navale ormai in disuso, il risultato fu la creazione di una free zone con case colorate e una propria organizzazione, indipendente dal resto della citta’. Fino a quando gli Hells Angels non ne presero il controllo, trasformandola in una vera e propria zona di spaccio. Fu poi nel corso degli anni ’90 che la zona è stata ripulita e riportata a vivere come centro culturale della citta’, attualmente piu’ di cinquanta collettivi  esercitano attivita’ artigianali, teatrali, musicali. Ho sempre desiderato venirci a 17 anni e l’ho sempre immaginata come il paese dei balocchi degli anarco punk. Qui tra l’altro, l’acquisto e l’uso dell’erba sono assolutamente liberi. Christiania ha il suo asilo, la panetteria, la sauna, la fabbrica di biciclette, la tipografia, la radio libera, degli atelier di restauro, cinema, bar, ristoranti e luoghi di spettacolo. Nonostante sia ormai una zona turistica, è riuscita a mantenere intatto il suo fascino.

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Nyhavn  che vale la pena vedere, è un piccolo porto che si affaccia sul canale Havn. Le case di Nyhanv, sembrano raccontare storie di pirati, marinai e pescatori. Nonostante le sue origini risalgano alla fine del 1700, le facciate  strette e colorate hanno mantenuto la stessa apparenza di un tempo con le finestrelle incorniciate di legno e i piccoli balconi con le grate color verderame. Sembrano disegnate, per la loro semplice sobrieta’ dalla matita di un bambino, lo sfondo perfetto di un quadro impressionista. Le piccole imbarcazioni intercalano le golette da turismo. La zona un tempo aveva una parte piu’ signorile con ristoranti puliti, mentre l’altra  sponda era piena di  alloggi per marinai, postriboli e bettole che vendevano rum e birra. Di quella Nyhavn non ne rimane granche’ ovviamente, ma si puo’ ancora respirare l’atmosfera che sembra rimandare a un libro di Arthur Conand Doyle.

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Al mattino, dopo un caffe e un danish pastry in uno dei mille cafe/panetteria del centro che vi fara’ riconnettere con la realta’, la passeggiata per le vie del centro per respirare l’atmosfera natalizia, è d’obbligo. Come  un giro alla Rundetårn, la torre rotonda, dalla cui cima è possibile osservare  tutta la citta’ con le sue torri centenarie.

Uscendo dal centro di Copenaghen e avventurandosi nella parte nord della citta’ consiglio un giro a Nørrebro.

Nørrebro è la zona piu’ vibrante e multiculturale, il mix perfetto tra nuovi abitanti e studenti locali. Mi ha affascinato la combinazione di trendy bars, ristoranti super cool, boutique indipendenti e negozi vintage con bettole di dubbia origine e negozi di kebab. La piazza Sankt Hans Torv è il centro di Nørrebro dove, fermarsi per una birra a ora di pranzo potrebbe essere un’ottima idea.

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Ovviamente da mermaid non potevo non andare a salutare la sirenetta piu’ famosa del mondo. La sua storia scritta dal danese Hans Christian Andersen, è diventata celebre in tutto il mondo e racconta della sirena che abbandono’ il suo mondo, per unirsi sulla terra con un bellissimo principe. La statua fu commissionata nel 1913 allo scultore Edvard Eriksen, dal figlio  del fondatore della Carlsberg, si proprio lui quello della birra, rimasto affascinato dal balletto inspirato alla fiaba.

Cosi’ anche io grazie al mio principe fotografo, sono riuscita a strappare come milioni di turisti, la mia foto con Den lille havfrue.

 

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Foto: Mattias Pettersson

 

 

 

 

 

il kitsch del Natale londinese


di: Rossella Forle’

Il post sul Natale non poteva mancare, come per tutte le serie tv, anche il mio blog ha un post dedicato alla festa piu’ noiosa dell’anno.

Il Natale ha smesso di piacermi all’eta’ di 12 anni.

Un’inutile spreco di soldi in roba che non userai mai, senza contare le cene con i parenti che proprio non sopporti, a cui spesso arrivo gia’ ubriaca.

A Foggia si usa bere dall’ora di pranzo del 24, per finire alle 5 del mattino del 25. Non vivere, per il primo anno nella storia della mia vita, il 24 a bere prosecco nel bicchiere di plastica e pizze fritte alla Ghiacciaia,  devo essere sincera un po’ mi rattrista.

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Il Natale a Londra è una cosa seria.

Il Natale londinese è il trionfo del kitsch.

Il Christmas Jumper è uno dei simboli del natale oltremanica. Un orrendo maglione di lana con disegni di alberelli, slitte e renne, tipo il maglione che la zia che odi, potrebbe regalarti a Natale, che rifiuteresti di indossare, fino a che tua madre non decidera’ di riciclarlo, regalandolo ai “poveri”

( come se noi fossimo mai stati ricchi).

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Il Christman jumper lo indossano tutti in modo indiscriminato, dai piu’ cool ai piu’ ordinari. Orde di uomini si incontrano per una molesta sbronza, chiamata Christmas drink per celebrare il loro alcolismo.

Londra si veste a festa, come un qualsiasi paesino del sud Italia. Covent garden diventa il posto, dove gruppi di italiani vestiti da neve, si faranno una marea di foto con l’indice a indicare le luci natalizie.

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Senza contare il Christmas party dell’ufficio, quest’anno non ci saro’ e quello della mia azienda sembra davvero figo. Nella mia esperienze precedenti pero’ si è trattato piu’ che altro, di  feste dal prosecco troppo gasato e rustici freddi, su cui tutti si fiondano in modo violento e dove  le tue  colleghe si ubriacano  da far schifo, improvvisando una dirty dance sul dancefloor, con il collega dell’amministrazione.

Dirty-Dancing-

 

Amo talmente tanto il Natale londinese che me ne andro’ in un paesino sperduto della campagna svedese, aspettando che finisca!

Ci vediamo a Capodanno!

Merry  Fucking Christmas!

 

God saves the cyclists!


by Rossella Forle’- clicca qui per la versione in italiano

Cycling is a revolutionary act.

There are several advantages that we all  know. We preserve the environment from unnecessary emissions of C02, it’s an excellent exercise, it’s great way to reduces stress and it’s free. So far, we all agree!
Back to London after seven years, I have noticed that, in addition to the proliferation of craft beers, independent coffee, beards and women with doubles eyebrows as Frida Kahlo and gold shoes, the bicycle has become super fashion, even if apparently it’s not so popular like four years ago, it continues to be a growing trend.
If you do not have the bike and you live in East London, it’s like being a Smurf without white hat, not in the  Masonic meaning, as Antonio Soro claimed. Basically it’s not cool!
Excellent trend I would say, definitely better than ecstasy  in the 90’s. I think it’s the same generation, who today is becoming vegetarian, vegan, frutarian to save its ass and not die before 60 years old.
As cyclist I can create a list of  different types of cyclists in London. I see and I live them every day and at the end  I’m part of this category too:
the super jerk – cycling it’s his way of life. His bike costs almost like the Porsche that stopped next to him on the red light. It  has been built by another bearded man like him, who after 20 years as Art Director for Saatchi & Saatchi, has decided to retire from public life in the Danish countryside. He builds just four bikes per year.
The super jerk style  is perfect, he’s super ripped, his leggings are perfect, he constantly wears his shoes with cleats, even in the pub.

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He is always surrounded by cyclists like him, they talk about  bikes, measuring their daily performance with  Strava or Cycle Hire. He did not ride, he runs, you can feel him quiet exceeds you on the cycle lane, like a shark in the ocean. Every day it’s a challenge, like running the Tour de France, even when he goes to work.
The cyclist of the week (the opposite of the Sunday  cyclist) – he is the one who takes the bike just to go to work. Never change his clothes, he pedaling in his office suits. You  can see him with the Barclay bike. It is always stressed, seems always late, he is the version on the bike, of the clerk with Punto in the Roman traffic jam.

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the Mamil – (middle-aged men in Lycra) as they call him in England. He is about 50, he has a good career, he can be the head of the Financial department in a corporate, married with grown children. Some of his friends and probably his wife told him that his body is not great like before, once he put on the belly. Also his friend doctor advised him to eat less fat and do more exercise. So he chooses to change his life. He decided to go to Evans and buy the perfect cyclist kit. That day he met Louis the sales person. Obviously Louis will advise him to buy the most expensive bike of the shop and the best cyclist kit. Louis will say that Lycra, is the only fabric to wear, any time of the year.With the commissions of this sale Louis will go on holiday in Ibiza.

mamil

Mom on bike – Mom bike is one of my favorites. I think it should be considered an endangered species, like the giant panda. She always has an huge bike, heavy, full of bags, with a baby seat big as her bike. With rain or snow, she takes her child on bike to the kindergarten. The most stoic ones are those with the trolley with two children inside and the flag on top, dragging breathlessly as a rickshaw. I believe she is some sort of benefactor of humanity .

mom on bike

The  artist cyclist  – she is a bit bohemian, she goes around with the second hand bike bought from her friend, who after years in London, decided to take a course as yoga teacher in India. She lives around Broadway Market and London Fields. Strong supporter of recycling, she can be vegetarian often vegan. She is not wearing an helmet but a French hat. She goes slow heedless of time passing. You can meet her on Sunday morning, at the  flower market in Columbian Road.

bohemian girl        bohemian cicluyst

The dandy – he has mustache, short pants to the ankle, with colored socks he loves vintage shoes, everything he wears is vintage, his bike as well ( of course). It seems the personification of a postcard from last century. The bike is the only vehicle he uses, after Uber.

dandy on the bike with mustaches

The freestyle – he is the one with the small bike, the BMX 80’s, the stand riding type. He doesn’t ride, he stunts on the asphalt, the bicycle version of the skater. Perhaps it is also skater. If you find him in front of you on the cycle path it’s boring, his goal is the bloody trick. He scoured not ride!

guy on bmx

The bromton man – he is one that uses the folding bike. He knows he is an intelligent person, often an architect, practical. He lives in Essex or in the countryside just outside London. If unfortunately somebody crosses him on the overground, with a normal size bike, he will look at him with superiority, as if in front of a prehistoric man. He is a modern man and he knows it.

bromtom man

The kid –  You can meet him around the Council Houses from Homerton to Brixton or in any other context that remind you a ghetto. He uses the Barclay bike but for different reasons. He likes wheeling in the middle of the road or in the neighborhood parks. He goes around in gray sweatsuit with hood, the extreme version  wears Nike slippers with white sponge socks. You can see him around only in groups.

And then it’s me, I do not know which category I fit in, I am in the middle between my mum in the traffic and the Italian girl from the  high school on the Liberty  50. I’m  always dressed in the wrong way, overdressed in hot weather, too light when it is cold. I  don’t use a helmet every time. My bike is the contemporary version of the typical Italian mum bike with basket. I cycle in heels or wedges and skirt, that I daily destroy. I’m scared to ride between cars, every time I do it I feel that death is close. I do not  always respect the traffic lights for pedestrian and I can swear in Italian if necessary.