Everyday life, Italiano

Viaggio a Dunkerque: i sorrisi e l’amore che ho portato a casa, di chi vive il peggiore degli incubi

di : Rossella Forle’

A dicembre Mireia, una mia cara amica mi ha detto che era partita da sola per Calais a dare una mano al campo, dove ad oggi alloggiano circa 5,497  di cui 137 rifugiati siriani *.

Il volontariato l’ho sempre trovato una cosa troppo intensa e non adatta a me, a dire tutta la verita’. Sono sempre stata mediamente impegnata, partecipo ad una  manifestazione se sento il motivo vicino ai miei valori e ideali, ma non credo di potermi definire un’attivista. Viaggiando ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere di tutto, sono riuscita e crescere andando al di la’ di particolarismi nazionali e stereotipi legati a visioni precostituite di un popolo. Provo costantemente a valutare le persone indipendentemente dalla provenienza,sono sempre stata incuriosita dalle  culture di tutto il mondo, ma non ho mai creduto possibile che pulire cipolle e tagliare patate per i rifugiati a Calais, mi avrebbe fatto sentire bene.

Negli anni ho letto migliaia di storie di migranti, non so esattamente per quale motivo, ma ho sempre provato empatia, sebbene non possa capire cosa significhi davvero viaggiare per mesi attraverso sei nazioni a volte a piedi, nelle condizioni piu’ assurde. Negli ultimi tempi ho sentito il problema sempre piu’ vicino e trovando che, il modo in cui l’Europa e l’Inghilterra stiano reagendo all’emergenza, sia assolutamente disgustoso, ho sentito il dovere civile oltre che umano di fare qualcosa, anche se piccola.

Con Mireia ho parlato a lungo dell’emergenza migranti, da donne del Mediteranneo, sentiamo e siamo informate dagli anni ’90 sulle tragedie che avvengono nel nostro mare non solo d’estate. La situazione dopo la guerra in Siria negli ultimi anni è peggiorata, di migranti da due anni a questa parte, ne sono morti migliaia. Continuano a venire  e continuano a scappare, per la maggior parte di loro è meglio morire provando a scappare  che sotto una bomba.

http://www.theguardian.com/world/2016/jan/31/migrants-dunkirk-british-citizens-france-tent-city-iraqi-kurds-uk-passports

Cosi ho deciso di partire con lei.

Ci siamo incontrate un venerdi sera qualunque ad Hackney Central con gli zaini e un sorriso in faccia, mi ripetevo che non stavo andando in gita ma la sensazione che provavo era bella.

Siamo partiti in quattro, da Victoria Station con l’autobus, di quelli che costano £50 andata e ritorno, fermi per il controllo passaporti prima e per il traghetto a Dover poi.

Arrivati a Calais alle 5:30 di mattina, il freddo e il vento tagliavano la faccia  e mi sono chiesta come questa gente riesca ancora a sopravvivere in un clima cosi’ ostile.

Dal porto siamo andati direttamente alla werehouse.

La werehouse è il centro nevralgico dell’azione dei volontari, che lavorano al campo di Calais e Dunkerque. Sono gruppi sciolti, raver, ex squatter, non c’è nessuna Croce Rossa, nessuna organizzazione non governativa a parte Medici senza Frontiere, che pare siano sempre i primi ad arrivare nelle zone d’emergenza.

werehouse

Vivono qui in van, roulotte e camper fuori dalla werehouse alcuni sono qui da dicembre altri da settembre. I “volontari del week end” come noi, sono per loro importanti e di grande supporto, dare aiuto a piu’ di 6,000 persone ogni giorno è un lavoro allucinante e intenso emotivamente.

Ho lavorato con i ragazzi della Refugee Community Kitchen, chi ha fatto partire l’iniziativa è Steve, un ragazzone un po’ rude che  di solito organizza il Glastonbury.

werehouse 2

R.C.K. e tutta la crew di Artists in Action solitamente organizzano feste, festivals e rave ma sono qui da mesi a cucinare e distribuire cibo a piu’ di 1,600 persone ogni giorno.

Non ci sono toppe sulle giacche, ne’nomi di organizzazioni, sono uomini e donne come me come te, che si fanno il culo per aiutare chi da mesi vive nel fango.

La giornata inizia presto alle 8 si è operativi. Dopo aver fatto il lavoro in cucina tagliando patate, carote, aglio e cipolle e tutto quello che serve ai cuochi, si parte per distribuire il cibo al campo di Dunquerke.

I mezzi di trasporto sono la macchina di Bastien e il furgone di Koldo, un ragazzetto sorridente che è arrivato qui da Granada.

Dunkerque è ancora peggio del campo di Calais, è  un’immensa piscina di fango dove circa 2,000 persone vivono accampate con tende da campeggio. Il freddo, l’umido e la sporcizia sono al limite della sopravvivenza.

dunkerque

Sembra di essere in una zona di guerra eppure siamo a un’ora di treno da King Cross e  meno di 2 ore di volo da Parigi, nel mezzo della civilizzatissima ed evolutissima Europa.

Lo spettacolo all’arrivo è deprimente, con tanto di controlli della polizia francese all’ingresso, è vietato a chiunque portare qualsiasi tipo di struttura tecnica che possa migliorare le condizioni di vita di questa gente. Abbiamo l’autorizzazione di portare dentro solo cibo, vestiti e sacchi a pelo.

Entrati organizziamo con due tavoli da campeggio un piano di appoggio su cui sistemare il cibo. La gente inizia a mettersi in fila alla rinfusa. E’ importante, come dice Bastien, dare a queste persone una dignita’, quindi niente facce tristi, niente pietismo e atteggiamenti da suorina, sono ragazzi come noi che spesso parlano tre lingue e non hanno la “fortuna” di avere un passaporto valido per viaggiare in Europa.

Quindi mettiamo su un po’ di musica e  distribuiamo il cibo. Non ci sono pose non c’è niente di eroico, è uno scambio di amore, siamo persone che danno una mano ad altre persone che stanno vivendo nella miseria, dimenticati da tutti.  Dunquerke è un campo illegale non ci sono neanche le organizzazioni che di solito danno supporto in queste situazioni. Sono quasi tutti ragazzi, famiglie spesso molto giovani con bambini piccoli, i piu’ grandi hanno 8 anni, considerati come buste di immondizia da tenere lontano, in una discarica fuori dalle citta’. Sorrisi meravigliosi, gente piena di riconoscenza, non c’è rabbia negli sguardi, io ne avrei tanta, non c’è paura.

Maria vive qui  è una bambina sveglia e intelligente che porta me e Mireia e fare un giro nel campo, parla perfettamente inglese e ha solo 8 anni.Maria è bella ha gli occhi grandi e verdi  e viene dalla Siria.

Dunkerque kids
Photo: Bastien Neuville

Mohamed è un ragazzo iraniano di 21 anni, arriva con il suo telefono e mi chiede se puo’ mettere su un po’ della sua musica, mi dice che il suo sogno è andare Glasgow, non vuole venire a Londra pare sia  troppo cara, io gli sorrido e annuisco. Lui in Iran era un IT ma ha perso il lavoro e la situazione odierna non gli permette di trovarne un altro, ha parte della sua famiglia a Glasgow e vorrebbe vivere li. Dice che la Francia non gli piace, trova la gente di qui troppo razzista, mi racconta che è stato arrestato solo perche’iraniano  e senza passaporto. Arrestato e detenuto per 18 giorni, trattato come una bestia – a stento mi hanno dato da mangiare e acqua da bere – sembrano racconti da lager e invece no è il 2016 e siamo in Europa.

Dopo la distribuzione torniamo alla werehouse c’è da pulire le pentole e le sporte e poi la giornata è finita. Pacche sulle spalle, sorrisi e una foto per immortalare il team del giorno.

foto finale

Non so cosa trovero’ la prossima volta perche’ le ultime notizie dicono che  dopo il meeting di Lille, la parte sud del campo principale  “la jungle”, verra’ evacuata, circa 800-100 persone verranno portate verso nuovi alloggi temporanei e containers.

Il lavoro è duro, emotivamente mi ha lasciato dentro tanta tristezza e rabbia verso un sistema  che ha perso il rispetto per la vita umana, ma a Calais ci voglio tornare non solo per i ragazzi del campo ma per i volontari, ho conosciuto in quattro giorni uomini e donne spettacoliari, cuori immensi e menti stupende che mi hanno fatto capire che le persone belle esistono, non è vero che siamo solo una massa informe di egoisti chiusi nelle nostre piccole vite.

 

Se interessati alla possibilita’ di prestare volontariato a Calais o supportare economicamente il lavoro dei volontari, di seguito trovate la lista delle organizzazioni coinvolte:

Artists in Action: http://www.artistsinaction.eu/

Refugee Community Kitchen: https://www.youcaring.com/refugee-community-kitchen-474904

L’Auberge des Migrantes: http://www.laubergedesmigrants.fr/

Volunteers in Calais: http://www.supportrefugees.org.uk/volunteering/volunteer-in-calais/

Care4Calais: http://care4calais.org/

*Source: http://www.helprefugees.org.uk/2016/02/22/calais-camp-total-number-of-residents-revealed-for-the-first-time-423-unaccompanied-minors/

ONE LOVE

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