Eco- tips, Italiano

Environment friendly … con stile

di: Rossella Forle’

Sono sempre stata convinta che le grandi rivoluzioni partano dal singolo è grazie all’unione di singoli atti che possiamo fare la differenza.

Alcuni mesi fa mi sono imbattuta in un documentario straordinario “The True Cost”, attualmente su Netflix. Oltre a vedere da vicino come l’industria della moda funziona, condividendo stress e progetti del mio compagno, regista presso un’agenzia pubblicitaria che lavora essenzialmente con brand di moda. Ho lavorato in pubblicita’ e ho avuto l’opportunita’ di vedere da vicino quanto  giochi un ruolo fondamentale nella creazione di bisogni e desideri costanti.

Negli anni mi sono interessata all’argomento ho letto libri a riguardo, ho iniziato a seguire bloggers che analizzano il rapporto tra consumismo, lavoratori e ambiente e singole realta’ indipendenti che provano a romperne il ciclo. Ma solo ultimamente queste informazioni hanno avuto un impatto reale sulla mia vita quotidiana.

Questo documentario in particolar modo, ha sensibilmente cambiato il mio modo di vivere e percepire la moda. Sono una donna come tante che ama le mode e cambia spesso stile.

Ma più mi informo e più sento che la moda è direttamente in collisione con i miei valori. Ambientali, in quanto il ciclo dei consumi e dei rifiuti è generato dal tasso di abbandono delle mode con cadenza stagionale, ma soprattutto umano; i vestiti sono spesso realizzati in paesi in via di sviluppo che non dispongono di leggi sul lavoro sufficienti a garantire che i lavoratori ricevano equa retribuzione e un lavoro in condizioni di sicurezza.

L’industria della moda è seconda, solo a quella del petrolio, per inquinamento e distruzione di vite umane. Il fast – fashion in particolar modo, con la nascita di colossi come H&M, ha sviluppato una nuova tendenza all’acquisto quotidiano e smodato di cose a poco prezzo e di scarsissima qualita’,  la cui produzione sta letteralmente distruggendo la popolazione dei paesi del sud est asiatico.

La produzione del cotone per esempio, è una delle piu’ dannose. Non potendo attendere il naturale processo di fioritura delle pianta, per la costante richiesta di cotone dal mercato, i campi vengono costantemente innaffiati con pesticidi che, oltre a contaminare l’acqua e la terra, causano problemi di salute a tutta la popolazione delle zone limitrofe. In alcuni villaggi in India si contano piu’ di 60 bambini disabili in ogni villaggio,  affetti da ritardi mentali e fisici direttamente connessi con l’enorme quantita di pesticidi nell’acqua. ( http://frame.bloglovin.com/?post=4841934112&group=0&frame_type=a&context=&context_ids=&feed_order=undefined&blog=5083095&frame=1&click=0&user=0 )

cotton

Ho iniziato a fare un po’ di ricerca per capire come cambiare le mie abitudini di acquisto.

Da qui le domande: è possibile impegnarsi per gli ideali sociali e ambientali e amare la moda? Puo’ un paio  di scarpe stravaganti metterti in disaccordo con le tue convinzioni? o ancora peggio, farti sentire un’ ipocrita?

Ho esplorato diversi modi per mantenere il mio rapporto con la moda, che spesso si sono rivelati inefficaci. C’è stato un periodo in cui ho smesso di comprare vestiti nuovi e acquistavo solo quelli di seconda mano. Per qualche mese, ho abbandonato lo shopping del tutto. Il tempo passava e  dopo  vari esperimenti, invece di raggiungere un maggiore senso di soddisfazione,  sentivo questa separazione dalla moda, come un sacrificio di una parte importante della mia identità. Sentirsi perennemente in conflitto, mi aveva costretto in una situazione senza possibilità di vittoria.

Ed è allora che ho capito che forse non bisogna scegliere affatto.

Invece – i vestiti che compro, le cose che scelgo di indossare – potrebbero essere un altro modo per mettere le mie convinzioni in pratica.

Il consumo è un atto potente. Votiamo una volta ogni due anni, ma spendiamo soldi, in qualche forma, praticamente ogni giorno.

Così, invece di rifiutare la moda, ho deciso di abbracciarla in modo diverso.

A volte, le conversazioni sulla sostenibilità non devono essere esclusivamente limitate a un solo punto di vista. Naturalmente, è utile per capire i problemi, ma la sostenibilità non è – e non deve essere – una definizione one-size-fits-all. Non è detto che per essere un’attivista ambientale debba rinunciare allo stile e andare in giro con i capelli grigio-bianchi, le birkenstock e vestiti orribili.

La sostenibilità per avere significato,  deve lavorare contestualmente nella tua vita. Da qui l’idea di trasformare il mio blog in una piattaforma che possa dare a donne come me, consigli utili su come reimpostare il rapporto con lo shopping e lo stile, partendo da un esperimento condotto sulla mia vita.

Ecco quindi alcune idee che ho iniziato ad applicare per rendere il mio consumo consapevole:

Ho iniziato a rallentare il mio rapporto con la moda, compro meno, investo in pezzi senza tempo.

Uno dei motivi principali per cui il nostro rapporto con la moda moderna è assolutamente  insostenibile, compriamo troppo. I prezzi sono talmente bassi che a volte non c’è bisogno di chiedersi se abbiamo davvero bisogno o amiamo veramente quello che stiamo per acquistare. I prezzi bassi possono sembrare un vantaggio, ma hanno effetti negativi sia sull’ambiente (compriamo sempre piu’ rifiuti) e sugli operai che fanno i nostri vestiti.

Cosa ho iniziato a cambiare:

Ho impostato un periodo di tempo ragionevole in cui limitare gli acquisti. Evito per esempio il giro nella solita destinazione, che mi porterebbe ad acquistare compulsivamente. Nel frattempo, imposto i miei acquisti  su un investimento, con un obiettivo preciso. Alla fine del digiuno, spendo i soldi risparmiati su qualcosa che  conservero’ nel tempo, che mi serve e mi piace davvero.

Compro abiti fatti a mano.

L’artigianato è in pericolo in tutto il mondo. Gli artigiani non possono competere, dal punto di vista dei prezzi, con beni prodotti in serie. Questo ha due effetti negativi: la perdita di posti di lavoro nei commerci artigianali, e la minaccia che l’artigianato e le tecniche tradizionali possano essere dimenticate. L’acquisto di un prodotto fatto a mano non si limita a sostenere un processo, spesso si ha  un migliore prodotto finale – qualcosa speciale, che durerà più a lungo rispetto al suo omologo fatto a macchina.

Cosa ho iniziato a cambiare:

Quando ho bisogno di qualcosa – un maglione, una borsa da spiaggia, una sciarpa di seta – consulto Internet per  cercare  una versione fatta a mano. Etsy è uno dei tanti  website, per la ricerca di oggetti fatti a mano da tutto il mondo. Un passo ulteriore, sarebbe sostenete una cooperativa artigianale. Nelle cooperative, i profitti sono distribuiti tra i membri, con programmi di formazione aggiuntivi e iniziative di empowerment in atto per promuovere la mobilità sociale ed economica.

Ho trovato un sarto.

I nostri vestiti hanno un ciclo di vita. Nel corso del tempo si consumano in certi punti. Quando paghiamo un capo di abbigliamento pochissimo, si tende a buttarlo via o a donare i nostri vestiti quando iniziano a rovinarsi. In pratica, questo genera rifiuti e ci porta a comprare più vestiti. Filosoficamente, diventiamo a rischio di vedere i nostri vestiti come usa e getta. E ogni vero amante della moda sa che i vestiti sono tutt’altro che usa e getta.

Cosa ho iniziato a cambiare:

Yelp  mi permette di trovare un sarto nel mio quartiere. Provo ad acquistare solo  quello che è necessario  e riparo quello che ho (per esempio una camicetta che ho tenuto  nell’armadio per mesi perché mancava  un bottone). Ho notato quanto rapidamente ed economicamente qualcosa in precedenza non utilizzabile, sia diventata  di nuovo perfettamente indossabile. Poi sono passata a qualcosa di più complicato per esempio un paio di pantaloni che non si adattano perfettamente e un vestito largo in vita. Ho visto gli stessi vestiti in una luce completamente nuova.

Non importa come si inizi, il primo passo per essere un amante della moda più consapevole è la curiosità, che si sviluppa coltivando un interesse per il processo di realizzazione del capo di abbigliamento o  chiedendosi dove va, quando non lo vogliamo più. Una volta che inizieremo a porci queste domande, le risposte non saranno troppo lontane.

 

 

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