Everyday life, Italiano, the F word

Assorbenti con le ali…

Il sabato mi piace avere qualche ora da dedicare a me. Oggi mi  è venuta la geniale idea di andare a fare le sopracciglia al Boots di Westfield, una mia amica lo chiama Hellfield perche’ il sabato mattina  è il posto piu’ vicino all’inferno che si possa immaginare. La signorina di Benefit mi dice che devo aspettare un’ora, prima che mi possa levare i peli in eccesso, cosi faccio un giro. Entro da Victoria’s Secret con ” Mi piccion le sbarbine” degli Skiantos nelle orecchie. Video di super tope ammiccanti sui muri, mi decido vedo un paio di reggiseni 36coppa B , li prendo entro nel camerino che assomiglia a un bordello dall’ american touch e li provo. Il push up non fa per me, è troppo disonesto. Un uomo che conosce le mie tette ce l’ho, sarebbe come bleffare a pocker, con uno che ha gia’ visto le mie carte.

In treno mentre torno a casa, scorro il feed di facebook e pare che il fertility day abbia fatto incazzare un sacco di gente, ha fatto incazzare anche me sono sincera. Non bastava mia madre anche la Lorenzin ora. 

Socialmente sembra che la nostra esistenza sia limitata al compiacimento maschile, finalizzata poi alla riproduzione, insomma delle cerbiatte che devono sgravare prima che diventino troppo vecchie. Sembra poi che  dopo i 30 anni se non hai assolto al ruolo di forno umano, sei da buttare via. Non ti puoi piu’ divertire, fine dei giochi c’ è la clessidra li’ che te lo ricorda, devi diventare mamma!

fertility-day-2.jpg

Mamma una figura in cui noi stesse spesso vogliamo assolutamente rientrare, costi quel che costi. Quando vivevo in Italia  lo ammetto questa pressione la sentivo, trapelava da ogni discorso non solo con mia madre ma anche con altre donne, amiche.  Mi era addirittura venuta voglia, anche se avevo accanto soggetti assurdi.

Era la  stessa pressione che mi convinceva a intrattenere dellle storie di media- lunga durata con soggetti improponibli con cui forse, nel decennio precedente, avrei passato al massimo una serata e me ne sarei andata via senza lasciare il numero.

La pressione mi aveva reso  una disperata da relazione!

Sentivo quest’ansia palpabile secondo la quale se non hai un uomo, non convivi o comunque non hai uno straccio di relazione dopo i 30, non esisti. Non importa quale apporto possa dare alla societa’, sei nulla senza un fallo umano affianco.

Figurati se lavori in comunicazione!

Se poi penso ai soggetti in cui mi sono imbattuta negli anni, ma anche volendo, ma con chi lo facevo. Con Roberto? quello che a 36 anni si vantava di preferire vivere a  casa con mamma’, piuttosto che dividere casa con Omiodddio un coinquilino sconosciuto? o con Luca?  il rockabilly psicopatico che viveva in un’epoca culturalmente distante dalla sua e si spruzzava mezzo litro di lacca Elnett nei capelli, la stessa che usava mia nonna prima di andare in chiesa? o con Alessandro, quello sposato che vantava di essere un papa’ amorevole, mentre si sfondava di droghe fino alle 5 di mattina.

Nella disperazione da accettazione sociale, ho anche iniziato a pensare che un figlio me lo sarei potuto crescere da sola. Ma come, con un contratto a Partita Iva? che facevo partorivo in bagno e lo allattavo in pausa pranzo e dopo? da mamma single, lo avrei dovuto affidare a mia madre, perche’ non mi sarei mai potuta permettere un asilo privato o una tata. Come le donne del Bangladesh che lavorano nelle fabbriche tessili  in citta’ a 2 dollari al giorno e fanno crescere i figli alle nonne nei villaggi.

Cosi ho scartato l’idea e mi sono rassegnata a diventare una zitella senza figli.

Oggi sono in coppia e vivo a Londra  da emigrante. Ci stiamo provando eh! ma non succede e abbiamo fatto tutti i test, siamo in salute ma niente.

Finche  una mattina non leggo del fertlity day, dio lupo!

Una campagna di comunicazione che sembra sia stata affidata al grafico che ha finito ieri il corso alla regione, il cugino quello bravo a photoshop, con un  messaggio anni ’50 di una sensibilita’ paragonabile a quella di un elefante in un negozio di cristalli.

Insomma  Lorenzin con questa campagna ignobile, triste, trash mi hai offesa piu’ volte, mi hai fatto sentire vecchia, inutile e un po’ malata allo stesso tempo. 

Nel pensarla tra l’altro, vi siete anche dimenticati che  mamma non si diventa solo se hai un compagno, un lavoro e un appartamento che nel mio caso  è un ex ufficio riadattato, insomma un garage che ora assomiglia a un appartamento.

Non tutte sono pronte o hanno voglia di esserlo, perche’ magari hanno voglia di fare altro che ne so mettere su un’azienda, viaggiare, fare le ricercatrici, le attiviste politiche, scrivere libri, suonare in una band, o che ne so fare le fotografe, le artiste, le astronaute.

Insomma dateci tregua e provate a dare alle donne delle prospettive diverse che non siano solo divenatare moglie e madre nel fucking 2016, roba che si pensava che avremmo sostituito i pasti con delle pillole e viaggiato su navicelle spaziali. Invece  siamo ancora qui a dover combattere per l’uguaglianza sociale tra uomini e donne.

AlLe nuove generazioni di donne, perche’ la mia  è quasi tutta in terapia,  diamo altro.

Educhiamole all’accettazione del proprio corpo, insegniamo loro che nel nostro paese per fare carriera non  è necessario ragalarla in giro come se non fosse la tua che Minista lo diventi per merito e non perche’ partecipi ai festini del Capo del governo, quella si chiama prostituzione e puo’ essere una carriera ma non  è la migliore che si possa scegliere.

Educhiamole a piacersi anche se il loro corpo non assomiglia a quello delle modelle di Victoria’s secret.

Garantiamo loro le stesse possibilita’ di carriera che vengono riservate agli uomini e la possibilita’ di fare dei figli, se ne avranno voglia, senza dover rinunciare  necessariamente ai sogni o a un futuro decente.

Diamo loro una societa’ piu’ sana dove si sentano libere di andare in giro anche in mutande alle cinque del mattino, dopo una serata, senza aver paura di essere violentate “perche’ se ti vesti da troia te lo sei meritato “.

Un ambiente giusto dove, se un uomo si azzardera’ a picchiarle o maltrattarle psicologicamente, avranno un sistema che le aiuti, prima che qualcuno le bruci vive per strada o le ammazzi.

Diamo loro le ali …  che non siano solo quelle degli assorbenti.

 

 

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