Everyday life, Italiano

nomad life – chapter 1 … primi passi verso la liberta’ dalla scrivania

 

make your luck

Lavorare in ufficio è noioso, lo sappiamo tutti e non è una novita’. I rapporti faccia a faccia con il capo, i colleghi, la politica da ufficio, il caffe’ nella cucina comune, le conversazioni forzate su quello che hai fatto o farai nel fine settimana, la ressa sulla metro al mattino… per molti una vita di merda, per altri la normalita’, di cui ritenersi fortunati.

Ho faticato tanto per fare il lavoro che amo, per un’azienda che mi piace in un ambiente lavorativo interessante, circondata da gente cool, ma vorrei altro.

Al mattino mi sento un po’ come quando andavo a scuola, no la sveglia di nuovo, l’ansia da mezzi pubblici …l’interrogazione/meeting.

E’ da un po’ che sento parlare dei digital nomads, cosi’ ho iniziato a cercare informazioni su questo stile di vita. Sono sempre stata attratta da modi di vivere diversi, dalle comuni in Costarica agli squats a Londra, ma i digital nomads sono altro.

Si tratta di persone che hanno scelto di non avere una dimora fissa e di spostarsi di paese in paese, generalmente non con altre persone appartenenti al loro stesso gruppo etnico. Se i Sioux migravano tutti insieme, il cavaliere errante digitale preferisce la solitudine.

Il digital nomad usa il proprio portatile e la connesisone a Internet per sostenere economicamente i propri viaggi, essendo una persona che guadagna il necessario per vivere e muoversi tramite un’attività che può essere gestita online o comunque a distanza.

Da che cosa è dettata l’esigenza di viaggiare? Molto semplicemente, dal piacere di viaggiare più o meno continuamente e/o dal desiderio di non avere una fissa dimora.

Mi sono ritrovata in parte con la definizione, o meglio non sono alla ricerca di un’etichetta che definisca come vorrei lavorare, vorrei semplicemente avere piu’ flessibilita’ nella mia vita quotidiana. Non mi piacerebbe lasciare Londra di nuovo, e partire per un paese in cui mettere radici stabili, vorrei qualcosa a meta’ tra una vita sedentaria e una vita nomade, insomma.

Come iniziare? sono andata alla ricerca di informazioni, ho iniziato a iscrivermi a gruppi online come Digital nomad women o Digital nomad girls. E ho trovato workshop e riunioni di nomadi qui a Londra.

Ieri ho partecipato ad un meeting alla General Assembly, dove un panel di digital nomads ha condiviso i lati positivi e negativi di questo tipo di vita.

Intorno a me gente della mia eta’ sulla trentina passata, piuttosto giovanile, facce e abbigliamento di chi nel 2002 ha iniziato a viaggiare con l’erasmus e ha continuato a farlo per anni, mettendo radici da qualche parte. E saudace/ depressione, nei periodi in cui  tornava a casa, per rendersi poi conto che si sentiva piu’ cittadino di Hong Kong che di Ortona. Ero circondata da individui simili, come ad una riunione di vecchie ballerine o di alcolisti anonimi.

A volte quando percepisco che un posto non mi appartiene piu’ e devo cambiare di nuovo, metto in dubbio me stessa, credo  di essere forse un’insoddisfatta cronica che non troverà mai pace, e invece come dimostrato, appartengo semplicemente ad una categoria di persone che ha bisogno di nuovi e continui stimoli, per essere felice.

Una mia ex amica mi disse che non ero in grado di mettere radici da nessuna parte io, nonostante lo dicesse per umiliarmi, lo presi come un complimento, e lo è. La capacita’ che distingue chi sa adattarsi e ama vedere posti nuovi denota grande stabilita’ emotiva e mentale, è l’opposto dell’insoddisfazione o dall’incapacita’ di spostarsi, se non in vacanza.

Alcune persone nascono per essere viaggiatori, è una natura ben precisa e non c’è niente di cui vergognarsi se non si sente l’esigenza di stabilirsi nel villaggio, dove si è scelto di morire.

Il nomadismo alla fine esiste da sempre.

Tornando ai miei primi passi sulla vita da nomade. Sono cosciente del fatto che il mio progetto sia ampio e da quello che sto apprendendo non bastano solo coraggio e buona volonta’ ma capacita’ particolari che permettano di lavorare davvero e sostentarsi senza finire in uno squallido hotel, con uno spacciatore di crack come vicino di stanza.

Quindi iniziamo per gradi, senza lanciarmi nel vuoto come ho fatto a volte, ritrovandomi in grandi casini oltre che grandi esperienze di vita.

La prima domanda è, cosa so fare? sono una digital marketer, ossia? riesco a capire le esigenze di un’azienda nel promuovere il suo evento, in questo caso, analizzo e metto insieme una strategia di marketing, prevalentemente digitale e la realizzo, con l’aiuto di un team di creativi, con l’obiettivo di incrementare gli introiti dell’azienda che mi paga per questo.

Stando a quanto visto su working nomads posso quindi trovare lavoro da remoto come digital marketer, marketing manager or brand manager.

Ascoltando i nomadi digitali pero’ per abbracciare questo stile di vita, servono delle qualita’ ben precise quali:

  • essere stabili mentalmente; ci si trova ad affrontare momenti di solitudine, e tutta una serie di problemi che nella routine quotidiana non si hanno, come trovare una connessione ad internet decente, sapersi adattare al luogo in cui vivi in tutti i sensi, dai traporti al cibo
  •  essere assolutamente affidabili sul lavoro, garantire e rispettare le scadenze, per evitare di perderlo e guadagnare invece, attraverso passaparola e feedback positivi,  nuovi progetti
  • saper stringere relazioni, per lavoro e per piacere. Fare gruppo con i nomadi nella citta’ in cui si sceglie di lavorare, anche raccogliendo informazioni su Nomad list
  • Dire di no a lavori che potrebbero riportarti alla stessa condizione che avevi prima, garantendoti in anticipo un numero sufficiente di progetti che permettano di essere  autosuffcienti economicamente, senza dover accettare shit jobs per sopravvivere
  • Capire quanto realmente serva per vivere, e calcolare come e quale lavori è necessario accettare, per avere una vita decente senza essere costretta a chiuderti in una stanza a Bangkok per 12 ore al giorno
  • Prenotare in anticipo i voli per tornare a casa e vedere famiglia e amici

La seconda domanda che mi pongo è, voglio lasciare Londra completemente? No, almeno non adesso. Mi piacerebbe anche solo lavorare per qualche mese dal sud europa all’inizio, non necessariamente partire adesso per Kuala Lampur.

E la piu’ difficile, come conciliare la vita da coppia stabile con il desiderio di non vivere nella stessa citta’ tutto l’anno? Riusciro’ a convincere il mio compagno a seguirmi?

E’ pieno di possibilita’ li’ fuori e sono sicura che trovero’ la soluzione piu’ adatta.

Nel frattempo provo a lavorare da casa almeno una volta a settimana, cerco lavoro da freelance e provo a sviluppare il mio progetto di conquistare il mondo, nel tempo libero.

Pare che per raggiungere la liberta’ bisogna lavorare il doppio.

Vi terro’ aggiornati!

Illustration : Jessica Walsh

 

6 thoughts on “nomad life – chapter 1 … primi passi verso la liberta’ dalla scrivania”

  1. Non sono nomade ma sono digital. Il mio consiglio è: ovunque tu vada, partecipa ad eventi di persona. È un networking più potente. Avere un bel sito, i social aggiornati o una buona pubblicità strategica non valgono quanto una stretta di mano a un incontro (anche informale). Te lo dico dopo anni in cui ho fatto esattamente l’opposto, lavorando chiusa in casa per 12 ore e sfuggendo ogni contatto reale (più che altro perché gli incontri erano cari e lontani in Italia). Internet ti permette di raggiungere tutto il mondo, ma è più facile convincere una persona parlandoci due minuti che mostrandole brochure e siti web.

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    1. Sono assolutamente d’accordo con te. Sono convinta che dai rapporti personali possano nascere relazioni piu’ salde. Il mondo digitale puo’ permetterti di viaggiare lavorando, non vorrei pero’ rischiare di diventare una persona sola in viaggio con il mio computer, a meno che non sia per scelta.

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      1. Il mondo è la tua casa. Vedila come un’avventura. Hai il privilegio di farla e anche di poter tornare sui tuoi passi qualora non dovesse piacerti (brexit esclusa).

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  2. Da quando ho scoperto il mondo dei nomadi digitali sogno anch’io di diventare una di loro. Ciò che odio di più dei lavori classici sono gli orari rigidi che ti costringono a stare 8 ore chiusa in una stanzetta anche se il tuo lavoro riesci a finirlo benissimo nella metà del tempo…

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