desolate landscape and long shadows – the visual journey of Efterglow


It’s a cold sunny Sunday afternoon in London and I have been invited by my friend Iti to see Erki Pärnoja and his band at the Barbican.

The music feels like a mellow yet rough soundtrack for an imaginary movie. An acoustic, synthetic, visual experience. I’m alone in a desolate landscape overlooking miles of dry pinnacles eroded by wind and water.

The ethereal grieving synthesizer sound blend with a groovy cutting guitar, drowned in the shimmering reverb of the wind. The band is creating a cinematographic journey, the result of dream- pop and guitar rock from the ‘70s.

Efterglow

Erki Pärnoja is well known as songwriter and multi-instrumentalist for his work as guitarist in the Estonian art-pop group “Ewert and The Two Dragons” – and he now reveals a diverse and more alternative side of himself as a frontman and songwriter during this gig at the Barbican.

erki 3

His unique Nordic touch, impressionist guitar soundscape and the high instrumental skills of the whole band brought him the Artist Award of this year’s Tallinn Music Week Festival.

Efterglow has been introduced to a wider public by ‘Jazzpresent to Europe’ in collaboration with the Estonian Jazz Union and Jazzkaar festival for the Republic of Estonia’s 100th birthday. As part of the project, Estonian jazz musicians will travel to Belgium, the UK, Finland, and Germany.

The gig is part of the EFG London Jazz Festival – presented by the Barbican Associate Producer Serious that comprises hundreds of gigs across the city, from established icons of the genre to the next big things and

Erki Pärnoja – guitar
Jonas Kaarnamets – guitar
Filip Leyman – keyboards
Peedu Kass – bass, double bass
Kristjan Kallas – drums

are definitely one of them.

Ritorno al Sud…


Quando hai un blog, anche se non lo legge nessuno, il post sulla citta’ di origine tocca farlo, altrimenti passeresti per quella che ha dimenticato le sue origini  – che noi lo sappiamo da dove vieni –  mi disse “un’amica”, come se venissi dalle favelas. Pero’tornerei a casa comunque, per amore, non solo per scrivere posts e fare le foto alla cattedrale con l’hashtag #zafo’.

foggia 1

Vivo fuori dalla mia citta’ da 16 anni e ho vissuto a Foggia per 13 anni, sono nata a Milano ahime’ e sono stata presa per il culo nel mio cortile, per il mio accento a quel tempo leggermente milanese, per mesi. Fino a quando non presi per i capelli la bambina antipatica del primo piano e non picchiai, nonostante fossi sui pattini, Andrea della scala A. Imparai a dire “pingone” e finalmente fui accettata dal branco di ragazzini piu’ cafoni che abbia mai conosciuto.

Posso quindi confermare che  il tempo trascorso come terrona emigrata,  è sicuramente maggiore di quello da foggiana, che non sa parlare bene  il dialetto foggiano.

Sono una foggiana a meta’ che vive a Londra, sono stata una foggiana a meta’ che viveva a Perugia e una foggiana a meta’ sia a Panama che a Roma. Da anni insomma vivo in quella condizione di mezzo, per la quale sono una terrona  quando vivo fuori  e  ” una che se n’è andata!” quando torno a casa. Vivendo in un continuo stato da disadattata, per cui vanto le mie origini pugliesi e la scamorza dell’Appennino dauno in terra straniera e mi lamento delle buche quando torno a casa.

E anche questa volta,  tornata in citta’, ho fatto le stesse cose di sempre. Ho provato a incontrare i compaesani che promettono cene, aperitivi e feste  su facebook ma che, quando li contatti nella vita reale, non rispondono neanche oppure proprio in quella settimana, vengono afflitti dalle tragedie familiari piu’ assurde.

Cosi anche questa volta mi sono ritrovata con le solite vecchie amiche dei tempi dell’America*, quelle che anche se cambio numero ogni volta che torno in Italia, come uno spacciatore magrebino, mi passano a prendere a casa.

Questa volta pero’, sara’ la vecchiaia, ho deciso di fare la turista a casa mia. Provando a riscoprire le bellezze del Tavoliere, quella terra brulla quasi desertica sulla quale si estende la mia citta’. Ritrovando numerose analogie con il Marocco.

tavoliere

Ho fatto cose da turista tedesca in chianella*, tipo andare a prendere un caffe da sola in piazzetta, girovagare per i vicoli che vanno da Piazza Mercato alle Croci, rincontrando per caso gente che non vedevo dal 1998.

Ho scoperto (riscoperto) una Foggia diversa. E ho capito che è perfino bella.

Sono andata a vedere la mostra dedicata ad Andrea Pazienza a San Severo,  sotto la calura delle 11 del mattino. Con tanto di passeggiata nella  citta’ vecchia e stupenda, chiedendo –  scusi per il museo?! –

san severo

Mostra interessante quella su Andrea Pazienza, al MAT ( Museo dell’Alto Tavoliere) di cui  è stato finalmente celebrato e riconosciuto il genio. Li avrebbe compiuti il 23 maggio ma “il vecchio Paz” se n’è andato che ne aveva molti meno. Buon Compleanno Paz celebra i suoi 60 anni e  raccoglie gli omaggi dei piu’ grandi fumettisti italiani, alla piu’ grande rock star  del disegno italiano.

Sono stata una sua grande fan da sempre, Pazienza era tutti i suoi personaggi. Colasanti il bello, di certo Pompeo, e perfino Zanardi. Il tremendo Zanardi, spietato, cinico, violento.

 

E’ stato stupendo rivedere una mostra su di lui, in Puglia dietro casa, a ricordarmi gli anni’90, quando i suoi personaggi un po’ incarnavano i miei ideali adolescenziali.

Ho riscoperto  la Foggia dei foggiani che stanno facendo cose fighe per questa  citta. Amici appassionati di musica che organizzano eventi musicali e altri che dopo anni di Bologna, Milano, Torino, Londra sono tornati qui per farle. Ho conosciuto nuovi artisti, creativi che stanno lanciando nuove idee!

Ho ri -provato affetto per un citta’ che tante volte ho criticato. Non mi è mai piaciuto il lassismo dilagante, anche se  negli anni mi sono resa conto che a Roma è ancora peggio.

Ho riassaporato  il sole e le temperature spettacolari, dopo i 15 gradi  di Londra a maggio e la pioggia fino ad agosto. Ho riscoperto la bellezza di uscire alle 11 di sera, dopo cena con calma  e trovare il casino in giro fino a tardi.

Foggia è bella nonostante tutto. Nonostante sia stata  lacerata nella sua memoria e nella sua cultura dai bombardamenti e ricostruita due volte negli ultimi due secoli.  Foggia resiste, nonostante abbia subito cesure d’identita’ e abbia avuto negli anni le gestioni peggiori della storia.

Foggia è bella, perche’ la bellezza è una cosa che sta nel cuore, più che nello sguardo. E seppure a volte non la sopporto, rimarra’ per sempre la mia citta’.

 

* America: per i non foggiani, la pizzeria America negli anni ’90 era un posto dove vendevano i panzerotti fritti e la peroni a mille lire in Via Brindisi, la cui saracinesca  e lo scalino sottostante diventarono luogo di incontro di tutti gli pseudo alternativi della citta’

*chianella: infradito / sandalo estivo

 

mermaid went to Margate


Even in London there is summer and often I forget that England is an island with fantastic places to visit. Like all southern Italians, I always thought that  you can find beautiful beaches and fantastic blue sea just in the Mediterranean regions and I cannot even get tanned in England.

Last weekend summer has arrived here too. London reached 27 degrees, whereas up to ten days before we were around freezing in our coats, so the city went mad. Shorts, flip flops, bikinis in the parks, barbecue at every corner and people already drunk at 11 am!

So Mattias and me decided to abscond London Fields’s crowd. After a quick check of our old convertible, we departed to Margate.

Aside from being out of gas after the first half hour, it seems that on the highway just outside London there are no gas stations for at least 30 km, after many vicissitudes we arrived at our destination.

Margate is a charming seaside town in Kent.

Margate.8

After a quick ride on the boardwalk we went for a beer at the Harbour Arm.

The Margate’s Harbour Arm it’s a 19th century stone pier, close to  the Turner Contemporary gallery. There area couple of place very cool around there like the BeBeached cafe and the Lighthouse Bar.  The atmosphere is relaxed and the sunset over the sea makes everything even more fascinating.

The villages of the English coast have a special atmosphere, with that flavor of old ports of pirates, privateers, buccaneers and filibusters who were returning after long trips across seas and unknown places.

Currently many of them have obviously lost these characteristics and they can be terribly depressing as well. Costcutters, girls with gold earrings, men in gray suit with red stripes can, noisy cars with black windows are just some of the typical scenes of the villages on the coast.

However, Margate is different, many Londoners have discovered this corner of the coast as an alternative to stress and expensive life in the city.

The proliferation of independent cafes, craft beers, vintage shops and small galleries are  the first signs.

The opening of the Turner Contemporary gallery  in 2011 makes Margate a reference point not only for local artists but also for London artists.

turner contemporary
Turner Contemporary

We slept in a small beachfront bed and breakfast. Wake up in the morning with the scent of the sea was a great feeling, especially after the whole winter in the city.

The Margate beach is wide, long with cliffs overlooking the sea, one of the characteristics of this piece of coast. We are very close to Dover.

cliffs

We walked along the beach to the center of town, where the Artist’s Alley taking place every Sunday in the old town  from 17 April…”come and show what you have …” This is what the organizers of Margate Bazaar wondering who participates in this Sunday market. The street between the Mayor’s Parlour and the museum is transformed into an outdoor gallery, not only vintage and antiques, many local artists who display their work here. Whether you’re a sculptor, painter, photographer, or simply want to show off some impromptu acts of creative genius, the Alley wants to hear from you.

Margate

Charlie is one of them, smiling welcomed me into the Margate’s smallest gallery. Charlie is a young artist that realizes screen printed works inspired by the designs on fruit boxes. His gallery is an explosion of bright colors that recall the  African fabrics. The materials on which he works are cardboard and other recycled materials including pieces of old drawers.

cahrlie gallery

The prints and canvases are hand painted works about Margate and the changes the town has recently seen.  – I can have a space to create and exhibit my works here – said. Unlike artists in the city often forced to work in the cafe to be able to bear the unreasonable rents in London.

If you stroll around the rest of the yard you will also find some of his bigger pieces of work which have split out of the hut and into the furniture display room and the surrounds

charlie gallery

 

 

 

I left Margate with the promise to return soon and also delight me again with the best fish and chips of my life.

 

 

 

 

 

mermaid è andata a Margate


Anche a Londra esiste l’estate e spesso si dimentica che l’Inghilterra è un’isola, con posti fantastici da visitare. Da brava terrona ho sempre pensato che il mare bello, ce l’avessimo solo al sud e che in Inghilterra non ci si possa neanche abbronzare.

Lo scorso weekend è  arrivata l’estate anche qui. Londra ha toccato i 27 gradi, considerando che fino a dieci giorni prima andavamo in giro con il cappotto, la citta’ è letteralmente impazzita. Pantaloncini, infradito e bikini nei parchi, barbecue ad ogni angolo di strada e gente ubriaca in giro gia’ alle 11 del mattino. Ristoranti e pub stracolmi. Un delirio!

Cosi io e Mattias abbiamo deciso di fuggire dalla calca di London Fields e dopo un controllo veloce della nostra vecchia decappotabile, siamo partiti per Margate.

A parte esser rimasti a secco dopo la prima mezz’ora di viaggio, pare che sull’autostrada appena fuori Londra non ci siano distributori di benzina per almeno 30km, dopo mille vicissitudini siamo arrivati a destinazione.

Margate è   una ridente cittadina di mare nel Kent.

Margate.8

Dopo un giro veloce sul lungo mare siamo andati a farci una birra all’Harbour Arm.

L’Harbour Arm è  il molo di pietra costruito nel XIX secolo, la sua vicinanza alla Turner Contemporary gallery  ne fa un posto molto suggestivo. Da vedere lo spazio espositivo – tra la caffetteria  il BeBeached  e il Lighthouse bar. L’atmosfera è  rilassata e il tramonto sul mare rende tutto ancora piu’ affascinante.

I paesini della costa inglese  hanno un’atmosfera particolare, hanno quel sapore di vecchi porti di pirati, corsari, bucanieri e filibustieri che tornavano dopo lunghi viaggi per mari e luoghi sconosciuti.

Attualmente molte di loro hanno ovviamente  perso queste caratteristiche e possono anche sembrare  terribilmente deprimenti. I Costcutter e le ragazze con i cerchi d’oro, gli uomini in tuta grigia con la lattina di red stripes, le auto rumorose con i vetri oscurati, sono solo alcune delle scene tipiche del luogo.

Attualmente pero’ Margate sta assistendo ad un cambiamento, molti sono i londinesi che hanno  scoperto questo angolo di costa  a un’ora e mezza dalla citta, come alternativa allo stress e ai costi della capitale.

Il proliferare di caffe indipendenti, craft beers, vintage shops e piccole gallerie sono solo uno dei primi segnali.

L’apertura della Turner Contemporary gallery  nel 2011 ha fatto di Margate  un nuovo centro artistico, facendone un punto di riferimento non solo per gli artisti locali ma anche  per gli artisti londinesi.

Abbiamo dormito in un piccolo bed and breakfast fronte oceano. Svegliarmi al mattino con l’odore del mare è stata  una sensazione bellissima, soprattutto dopo un inverno in citta’.

La spiaggia di Margate è larga, lunga con le scogliere a strapiombo sul mare, una delle caratteristiche di questo pezzo di costa. Siamo vicinissimi a Dover.

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Passeggiando lungo la spiaggia si arriva al centro di Margate dove la domenica mattina si organizza l’Artist’s Alley ” vieni e fai vedere quello che hai …” questo quello che gli organizzatori del Margate Bazzar chiedono a chi partecipa a questo mercato  della domenica. La stradina tra il Mayor’s Parlour e il museo si trasforma in una galleria all’aperto, non solo vintage e antiques, molti gli artisti locali che espongono qui i loro lavori.

Margate

Charlie  è  uno di loro, sorridente  mi ha accolto nella sua piccolissima galleria Margate’s smallest Gallery. Charlie ha 24 anni e realizza opere serigrafate ispirate ai disegni delle cassette della frutta degli anni ’50 e ’60. La sua galleria è un tripudio di colori vivaci che rimandano un po’ alle stoffe africane. I materiali sui quali lavora sono il cartone e materiali di recupero tra cui pezzi di vecchie cassettiere.

cahrlie gallery

Le sue tele si ispirano a Margate e ai suoi cambiamenti. Charlie mi conferma quanto questo piccola cittadina stia cambiando. Da giovane artista qui puo’ disporre di uno spazio dove creare ed esporre le sue opere a differenza degli artisti in citta’ spesso costretti a barcamenarsi tra lavori nei caffe o di altro tipo, per poter sostenere i costi degli affitti di Londra ormai esorbitanti.

 

Ho lasciato Margate con la promessa di ritornarci presto anche per estasiarmi  di nuovo con il fish and chips piu’ buono della mia vita.

 

 

 

mermaid è andata ad Amsterdam


di: Rossella Forle’

Il mio lungo weekend ad Amsterdam non è iniziato nel migliore dei modi.

Partita da casa sono tornata indietro, perche’ avevo dimenticato il passaporto, me ne sono accorta solo dopo cinque  fermate di overground. Cosi’ dopo una corsa, rischiando di cadere, ansia e cuore in gola, sono arrivata sana e salva a Heathrow.

Saluto cortesemente la ragazza al check- in, che si rivelera’ la rovina del mio weekend e vado a predermi un caffe, felice del pensiero di riabbracciare  il mio amico Marco.

Mi sono fermata a guardare le vetrine chic dell’aereoporto, quando parti da Heathrow ti senti anche piu’ ricca, non è mica Stansted con la folla di italiani  che trascinano valigie di dimensioni improponibili anche solo per un weekend come me e  viaggiano con Ryanair, che  pero’ a differenza della grande British Airways, non mi ha mai perso una valigia.

Insomma sono a Heathrow, mi guardo qualche commesso figo in giro e poi via si parte.

Arrivo ad Amsterdam e infatti la valigia non c’è, sparita, la signorina di cui sopra, ha messo un tag con il nome Jones, Chicago e io me ne sono accorta ora,  quindi  la mia valigia è in viaggio verso gli States e io sono qui ad Amsterdam senza mutande.

Amsterdam mi accoglie con il freddo e il sorriso meraviglioso di Marco.

amsterdam station

Adoro andare a trovare gli amici che vivono in altre citta’europee, posso ri- esplorare tutto, con i tempi e le modalita’ che avrei potuto avere a Roma.

Quindi da bravi amici siamo andati  a casa sua a farci un bel cannone, di quelli buoni che non ti lasciano con il trauma cranico per un paio d’ore e poi alla ricerca di un paio di slip per me. Amsterdam non è Londra, quindi Marco mi anticipa che non trovero’ mai il topshop aperto fino alle 22, cosi’ ne abbiamo rimediato un paio, in un sexy shop, di quelli sadomaso cheap.

Nei due giorni  a seguire ho fatto un sacco di cose: fumato erba buona, mangiato i funghetti messicani che non sono una specialita’ culinaria del posto, provato la space cake, camminato  a passo da nonna smarrendomi tra stradine colorate e i canali, preso il caffe’ al sole osservando la gente in bicicletta e fotografato la stessa Amsterdam che fotografano tutti  da sempre con le bici, i ponti romantici e le casette che sembrano di marzapane

canal

Camminando per le stradine meravigliose e soleggiate mentre Marco era via per lavoro, ho riflettuto su quanto spesso non sia riconoscente della vita che ho, di quanto spesso perdo il mio tempo a pensare e ripensare a cose inesistenti e a tutta l’ansia da cui mi lascio attanagliare per le cazzate. Ho pensato a quanto gli equilibri con alcuni miei amici siano cambiati negli anni e quanto sia cambiata. Ho riflettuto su come le persone nella nostra vita un po’ come le valigie all’aereoporto, possano perdersi per sempre o ritrovarsi.

Mi sono ritrovata a riflettere su quanto non sia  vero che le amiche di vecchia data sono quelle che ti capiscono sempre, anzi spesso ti cuciono addosso un personaggio e rifiutano di vedere quanto tu sia cambiata rispetto a  15 anni fa, continuando a darti gli stessi consigli non richiesti e sbagliati di sempre.

Ho pensato che le amicizie vere esistono e non sono quelle  determinate da ruoli e rapporti di subordinazione vecchi e consolidati . Ho riflettuto su quanto nessuno abbia la verita’ in tasca e che siamo tutti bravi a giudicare le vite degli altri e quanto invece serve solo umilta’, se non vuoi rischiare  di  rimanere sola con il gatto o con l’unica amica che ti ha sempre sopportato. Ho riflettuto su quanto il punto non sia mettere su casa, fare i bambini e saper fare la pasta al forno ( che se non sai cucinare sei ancora considerata una donna di serie b, anche dalle altre donne italiane), ma come affronti quotidianamente la  vita, se lo fai col sorriso, se riesci ad andare a dormire tutte le sere sicura di non aver fatto male a nessuno.

In passato sono  sempre stata “l’amica  in cerca di consigli”, quella piena di casini e problemi, anche se poi erano piu’ o meno cazzate che succedono a tutti, dando anche alle amiche incasinate peggio di me, il potere di consigliarmi e di sentirsi migliori.

Superati i 30 sono  invece sempre piu’ convinta che ho solo questa vita da godermi e che sia necessario lasciarsi alle spalle ciò che non mi permette più di crescere, non importa gli sforzi che ho investito o l’affetto che ho avuto. Le amiche quelle con il pettegolezzo sempre pronto, che hanno una battuta cattiva per tutti, anche se fa ridere, hanno anche un po’ rotto il cazzo.

Perche’ l’amicizia, è come l’amore ma senza gli orgasmi. C’è  attenzione, noia, fatica e a volte rabbia ma deve essere reciproca.

Per lo stesso  meccanismo che mi ha portato a rispettare di piu’ me  stessa e la mia vita; come non accetto piu’ un uomo che non mi rispetta e preferisco quello che, anche con il mio culone da meridionale, mi considera  la piu’ bella di tutte, cosi’ non tollero piu’  l’amica brava solo a ricordarmi difetti e problemi. Quella che in fondo in fondo  non mi ha mai accettata, sebbene dica il contrario, ma preferisco quella che  ride con me dei miei difetti, ridicolizzando per prima se stessa

Mi piacciono le donne opposte a me, quelle che considerano importante avere un servizio di piatti coordinato, sebbene negli anni mi sia  anche resa conto che  alle donne cosi non piacciono quelle come me,  a cui del servizio da  dodici non gliene frega un cazzo.

A parte pero’ le riflessioni pesanti e la sfiga di perdere la valigia, Amsterdam mi ha regalato la possibilita’ di  fare shopping a spese della british airways e festeggiare il nuovo ruolo di Marco nel balletto del coro gay di Amsterdam.

Una volta sveglia,nel suo appartamento super carino e soleggiato, che a Londra costerebbe £2,000 al mese,  dopo il caffe ho chiamato per la quinta volta in due giorni, il customer service della British Airways.Nel  momento in cui la signorina, di cui ancora ricordo il nome, Carmen, mi ha confermato che tutto ma proprio tutto quello che avessi acquistato nel mio weekend, sarebbe stato ripagato dalla compagnia aerea, la mia voce è  cambiata e Carmen, con voce da vecchia amica di famiglia, ha sottolineato – si ma con moderazione – 

Quel giorno siamo tornati a casa io con un cappotto e un paio di stivali nuovi e bellissimi e lui con la sua nuova parte nel balletto. Cosa c’è di meglio per festeggiare se non andare al Cafe 420 erba spettacolare, atmosfera rilassata, 100 diversi gusti di te’ e buona musica..

420.jpg

E vuoi mettere la bellezza di acquistare dell’erba come faresti con un bicchiere di vino, scegliendola da un menu e sedendoti comodamente al tavolo per fumarla, libera di dire – fai una canna – senza sussurrarlo come se stessi rivelando che hai tradito tuo marito con il collega.

Vivere ad Amsterdam è  bellissimo, tutti sembrano estremamente rilassati, a parte quando si attraversa la strada, al  verde bisogna correre, dura pochissimo.

L’atmosfera di questa citta’ è  magica, ha  una luce diversa da altre citta’ che ho visto, l’aria è  pulita, lo percepisci che è  sul mare (un commento che potrebbe fare mia madre) pero si insomma,è  magica.

magica

Forse un giorno chissa’, invece di invecchiare e continuare a ingrassare in Inghilterra mi spostero’ qui a godermi la brezza marina, con una sana canna tra le mani.

Sono felice di esserci stata,  sono felice di aver trascorso alcuni giorni con Marco e sono felice di aver perso e ritrovato la mia valigia.

Sono arrivata incazzata e sono andata via con il sorriso.

Thanks Amsterdam you’re amazing!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mermaid è andata a Copenaghen


di: Rossella Forle’

Copenaghen è esattamente come immaginavo stupenda, intima e cosmopolita.

Non appena fuori dalla stazione di Copenaghen sono stata invasa dalla sua bellezza. Temendone il freddo, sono arrivata come Toto a Milano, vestita quasi da neve ma senza colbacco.

Mi ha immediatamente ricordato Amsterdam, non solo per la quantita’ di bici in giro, ma anche per la deliziosa bellezza delle sue strade e delle sue case. A Natale poi è incantevole, tutte le finestre sono delicatamente decorate con stelle di natale e candele, creando un’atmosfera piena di calore.

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Tivoli Gardens, le giostre al centro della citta’ a Natale si rivestono di luci e colori. Non sono mai stata una grande fan delle giostre ma questo parco di divertimenti vale davvero la pena. Sembra di entrare nel paese di Babbo Natale, come lo avrei immaginato a quattro anni. Luci rosse, piccole stradine piene di dolci e giostre di ogni tipo. Un giro sulla ruota panoramica di sera lo consiglio, il freddo taglia la faccia ma poter vedere la citta’ e i Tivoli gardens illuminati è stupefacente.

Tivoli

Anche Copenaghen, come molte capitali europee, ha subito in alcune aree una sorta di gentrificazione, che ha contribuito a rivalutare alcune zone precedentemente dimenticate, perche’ pericolose e poco attraenti. In questo caso un semplice mercato della carne nella zona industriale, è stato trasformato in una delle zone piu’ trendy della citta’. Il Meatpacking District è alle spalle della stazione centrale, pieno di ristoranti e bars. Qui è possibile sperimentare diversi tipi di cucine, dai ristoranti noise to tail, a opzioni piu’ tradizionali come il Warpigs il ristorante della Mekkeler brewery, passando per  una piu’ sofisticata fusion tra cucina danese e mediterranea dove il pesce la fa da padrone del Pate’Pate’, il mio preferito.

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Dopo una cena deliziosa, Christiania  è la zona che ho visitato nella mia prima sera a Copenaghen, molti ne conoscono la storia. Nasce negli anni ’70 come zona semi autogestita nel cuore della citta’; un iniziale esperimento voluto da un gruppo di hippies, che decisero di riabitare una vecchia base  navale ormai in disuso, il risultato fu la creazione di una free zone con case colorate e una propria organizzazione, indipendente dal resto della citta’. Fino a quando gli Hells Angels non ne presero il controllo, trasformandola in una vera e propria zona di spaccio. Fu poi nel corso degli anni ’90 che la zona è stata ripulita e riportata a vivere come centro culturale della citta’, attualmente piu’ di cinquanta collettivi  esercitano attivita’ artigianali, teatrali, musicali. Ho sempre desiderato venirci a 17 anni e l’ho sempre immaginata come il paese dei balocchi degli anarco punk. Qui tra l’altro, l’acquisto e l’uso dell’erba sono assolutamente liberi. Christiania ha il suo asilo, la panetteria, la sauna, la fabbrica di biciclette, la tipografia, la radio libera, degli atelier di restauro, cinema, bar, ristoranti e luoghi di spettacolo. Nonostante sia ormai una zona turistica, è riuscita a mantenere intatto il suo fascino.

christiania

Nyhavn  che vale la pena vedere, è un piccolo porto che si affaccia sul canale Havn. Le case di Nyhanv, sembrano raccontare storie di pirati, marinai e pescatori. Nonostante le sue origini risalgano alla fine del 1700, le facciate  strette e colorate hanno mantenuto la stessa apparenza di un tempo con le finestrelle incorniciate di legno e i piccoli balconi con le grate color verderame. Sembrano disegnate, per la loro semplice sobrieta’ dalla matita di un bambino, lo sfondo perfetto di un quadro impressionista. Le piccole imbarcazioni intercalano le golette da turismo. La zona un tempo aveva una parte piu’ signorile con ristoranti puliti, mentre l’altra  sponda era piena di  alloggi per marinai, postriboli e bettole che vendevano rum e birra. Di quella Nyhavn non ne rimane granche’ ovviamente, ma si puo’ ancora respirare l’atmosfera che sembra rimandare a un libro di Arthur Conand Doyle.

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Al mattino, dopo un caffe e un danish pastry in uno dei mille cafe/panetteria del centro che vi fara’ riconnettere con la realta’, la passeggiata per le vie del centro per respirare l’atmosfera natalizia, è d’obbligo. Come  un giro alla Rundetårn, la torre rotonda, dalla cui cima è possibile osservare  tutta la citta’ con le sue torri centenarie.

Uscendo dal centro di Copenaghen e avventurandosi nella parte nord della citta’ consiglio un giro a Nørrebro.

Nørrebro è la zona piu’ vibrante e multiculturale, il mix perfetto tra nuovi abitanti e studenti locali. Mi ha affascinato la combinazione di trendy bars, ristoranti super cool, boutique indipendenti e negozi vintage con bettole di dubbia origine e negozi di kebab. La piazza Sankt Hans Torv è il centro di Nørrebro dove, fermarsi per una birra a ora di pranzo potrebbe essere un’ottima idea.

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Ovviamente da mermaid non potevo non andare a salutare la sirenetta piu’ famosa del mondo. La sua storia scritta dal danese Hans Christian Andersen, è diventata celebre in tutto il mondo e racconta della sirena che abbandono’ il suo mondo, per unirsi sulla terra con un bellissimo principe. La statua fu commissionata nel 1913 allo scultore Edvard Eriksen, dal figlio  del fondatore della Carlsberg, si proprio lui quello della birra, rimasto affascinato dal balletto inspirato alla fiaba.

Cosi’ anche io grazie al mio principe fotografo, sono riuscita a strappare come milioni di turisti, la mia foto con Den lille havfrue.

 

mermaid
Foto: Mattias Pettersson